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IV Edizione del Premio Valeria Solesin assegnato alla Dott.ssa Silvia Calia

IV Edizione del Premio Valeria Solesin assegnato alla Dott.ssa Silvia Calia

Queste le parole con cui la Dott.ssa Silvia Calia, Allieva e Borsista della XXVI Edizione del Master CIBA, ha ricordato Valeria Solesin, sabato 16 marzo in Sala delle Baleari del Comune di Pisa :

“Parigi, quattro anni fa, l’attacco al cuore della Francia.

Al teatro Bataclan era in corso il concerto degli Eagles of death metal; un terrorista appartenente ad un commando dell’Isis si era nascosto su di un palco all’interno del teatro e mirava agli spettatori in platea. La musica fu spezzata dagli spari di un mitra, morirono 93 persone.

Valeria Solesin era lì, inconsapevole di quello che stava per accadere. Forse pensò che si trattasse di un effetto speciale, invece era la realtà. Pochi attimi e fu colpita anche lei, vittima di una violenza spietata, ingiusta.

Valeria era nata a Venezia e si era laureata in sociologia a Trento. Viveva a Parigi da quattro anni, era partita per coronare i suoi sogni. Dottoranda in demografia nella prestigiosa Università della Sorbona, la appassionavano temi legati alle donne e al mondo del lavoro, studiava l’uguaglianza di genere e la comparazione sociologica tra sistema francese e quello italiano.

Era andata via dall’Italia per realizzarsi. «Valeria si era conquistata ogni millimetro della sua vita»«Aveva studiato tantissimo » era tosta, così la ricordano gli amici. Aveva rimpianti? Si «stava vivendo il suo sogno lontano dalla sua terra».

Oggi, qui, ho il difficile compito di ricordare Valeria e onorare la sua memoria

In suo onore è stato istituito un Premio per le Pari Opportunità. Un premio dedicato ad una ragazza piena di talento, determinata, disposta ad allontanarsi dagli affetti più cari per inseguire un ideale.

In Italia il processo verso le pari opportunità è partito molto tempo fa, esattamente nel 1946 quando il diritto di voto fu esteso anche alle donne. La Costituzione stessa riconosce ad entrambi i sessi la parità (Artt.3, 37, 51 Cost.). Moltissime leggi sono state emanate per eliminare la concezione patriarcale della famiglia. Nel 2006 l’Italia ha addirittura recepito una direttiva europea su pari trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione ed è nato il Codice delle pari opportunità.

Sono vietati i comportamenti discriminatori palesi o occulti:
– non è possibile fare un test di gravidanza al momento dell’assunzione;
– non sono legali colloqui in cui venga chiesto se sei sposata, o se hai figli o se hai intenzione di averne;
– non è legale il rifiuto di assumerti perché il lavoro prevede orari notturni o perchè sei incinta;
– non è legale il rifiuto di assumerti perché il lavoro è pesante .

Tutto contro legge, è vero; ma nella realtà, quella vera, situazioni di questo tipo sono all’ordine del giorno.

Dai dati Eurostat emerge una verità difficile da accettare: l’’Italia, assieme a Malta, è in cima alla classifica del ‘Gender Gap’ nell’occupazione, la differenza tra il numero di donne e uomini che lavorano è molto più ampia della media europea.

Il problema, però, non è solo nelle norme e questo lo dimostra il gap che ci divide dalla lontanissima Islanda, capolista del Gender Gap Index: lì la parità è una realtà consolidata. Eppure, la legge per la parità di stipendio tra uomo e donna è stata introdotta solo l’anno scorso.

Allora quali sono le cause che impediscono il benessere delle donne italiane?

Pesa l’assenza di servizi familiari, la bassa condivisione tra i componenti della famiglia della gestione dei tempi di lavoro e cura parentale. Per le donne che partecipano al mondo del lavoro si profilano pertanto carriere discontinue e retribuzioni sempre più basse a causa delle minori possibilità di accesso alle figure apicali. Pochi servizi, meno donne al lavoro.

E ancora un altro dato che fa riflettere : il 90% delle startup, oggi, è guidato da uomini e le figure femminili sono pochissime anche nei team. Per contro, però, chi ci prova, ha risultati che non possiamo trascurare. Due delle cinque aziende tecnologiche a più alta capitalizzazione nel mondo (Facebook, Apple, Google, Amanzon e Microsoft), proprio in Italia sono guidate da donne (Silvia Candiani per Microsoft e Mariangela Marseglia per Amazon ).

Investire nelle donne, poi, conviene. Come attesta la ricerca Why Women-Owned Startups Are a Better Bet, condotta insieme alla rete globale di acceleratori di startup MassChallenge, le imprenditrici, sembrano ricevere meno sostegno finanziario rispetto alle controparti maschili. Ma, nonostante ciò, generano in media più del doppio delle entrate.

Occorre, allora, impegnarsi sul campo forse di più di quanto abbiamo fatto fino ad ora:

• incentivare lo smart working consentendo alle donne che non possono stare in ufficio quanto gli uomini di gestire il lavoro anche da casa e raggiungere ruoli apicali nelle aziende: personalizzazione, flessibilità e virtualità per ottenere risultati migliori
• investire su infrastrutture, nidi e servizi alle famiglie.

Sarebbe un errore imperdonabile sottovalutare le “soft skills” della donna : il suo patrimonio genetico, l’intelligenza emotiva, la sensibilità sui temi sociali e ambientali e la straordinaria capacità di interpretare la realtà, di reinventarsi e cogliere impercettibili sfumature per trovare soluzioni alternative e diverse ad ogni problema, anche il più difficile da risolvere.

Ecco, consapevoli di questo non dobbiamo pensare di essere lontane dalla meta; la strada è ancora lunga ma, con l’aiuto di tutti, possiamo farcela. ”

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