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XXVIII Master CIBA

Ottobre 2010: a diversità

La diversità

Prof. Diana Pardini

L’autrice
L’ intervento è curato dalla Prof.ssa Diana Pardini esperta in processi formativi e comunicazionali.
Laureata in Giurisprudenza e perfezionata in Filosofia del Diritto all’Università di Pisa e laureata in Scienze della Formazione presso l’Università di Firenze.
Attualmente Direttrice dell’Associazione Culturale Eraclito 2000 di Pisa, membro del Consiglio Direttivo e Responsabile della Direzione del Centro Studi Giuseppe Romano, libera docente presso Enti pubblici e Associazioni.
Contattate l’Autore per completare la Vostra formazione on-line: diana.pardini@eraclito2000.it 

Introduzione
“Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole……..confondiamo la loro lingua perchè non comprendano più l’uno la lingua dell’altro.
Il Signore li disperse su tutta la terra.”
Genesi 11, 1-9

Il mito di Babele è straordinario, racconta un fatto che ha un’assoluta attualità, come del resto ogni narrazione biblica.
Comunemente si pensa che sia il mito della confusione delle lingue, in realtà il mito è alquanto sottile, esso rimarca l’unicità di ogni lingua, e dirò di più, di ogni parola e così di ogni persona che la proferisce.
Ciò che sembra unire, divide, una parola univoca uccide la comunicazione…bisogna allora passare dall’incomunicabilità per poi condividere, bisogna passare dalla diversità per apprezzare l’unicità.
Questo concetto l’ho sperimentato in un recente seminario universitario che ho tenuto per il progetto CODIME. I giovani presenti erano portatori di lingue differenti, appartenenti a nazioni diverse, persone diverse.
La differenza e la sua concreta percezione è stata utile per un lavoro profondo e rigoroso. Essa, di per sé, ha prodotto sviluppo, cambiamento, conoscenza, i ragazzi hanno interiorizzato con entusiasmo l’energia positiva della diversità.
Il mio obbiettivo dichiarato era quello di accettare insieme quella che definirei la sfida dei nostri tempi; a noi la scelta di azzerarla, innescando una perversa spirale di violenza, oppure valorizzarla cogliendone la ricchezza intrinseca.

Gettando uno sguardo ampio, possiamo notare come le realtà (gruppi sociali, gruppi culturali, paesi) che si costruiscono nella negazione della differenza possono essere potenti nel breve periodo ma debolissimi a medio e lungo termine, dunque è decisamente lungimirante favorire una positiva interazione sociale.
Di seguito riporto le riflessioni che ho condiviso con i giovani europei ed i loro meravigliosi professori unitamente al percorso che li ho invitati a svolgere esperendo il concetto di diversità.

La collaborazione internazionale presuppone la percezione della differenza fra il nostro pensiero e quello altrui
Geert Hofstede
(Prof.Univ di Maastricht, esperto in differenze culturali)

Come mi è solito, non posso non chiedermi quali origini ha la parola diversità, l’etimologia è infatti carica di senso, intensa e, da subito, coinvolgente, rende liberi e padroni del linguaggio.
Il termine viene dal latino devertere che significa volgersi, dirigersi verso, è bene scavare le parole perché è importante non usarle impropriamente o, peggio, abusarne, questa etimologia prepara un atteggiamento che deve essere fondante: l’apertura. Plasticamente mi piace immaginare la diversità come una molla: l’Altro, diverso da me, mi attira e sono inevitabilmente motivato a scoprire, a conoscere perché sono curioso e dunque intelligente (intus legere) nel senso che voglio leggere dentro le realtà.

Ogni giorno possiamo constatare che la diversità è una grande opportunità per la vita sociale e per le organizzazioni, e direi per l’economia in generale, ma la constatazione richiede un impegno concreto: lavorare per affinare e sviluppare particolari competenze personali. Competenze che ci aiuteranno a capire la diversità, non soltanto a livello culturale-concettuale, ma anche e soprattutto a livello esperienziale, cioè vivendola, toccandola, sentendola sulla nostra pelle.
La diversità sia essa di genere, d’età, di nazionalità, di cultura, di religione è una ricchezza.
Guardate che non è assolutamente scontato, la diversità è sempre più vissuta come paura, come indifferenza, come pericolo, minaccia. E’ notizia quotidiana: di fronte alla diversità l’atteggiamento più praticato è la chiusura, è la diffidenza, il muro.

“Senza lo straniero, l’altro da noi per eccellenza,la nostra stessa identità, sarebbe sminuita”
E.Bianchi

La prima diversità che voglio affrontare è quella che chiamerei la diversità fondativa, è la madre delle diversità, quella che possiamo percepire ed interiorizzare immediatamente.
Ognuno di noi (e guardiamoci un attimo intorno e vedremo accanto a noi un di-verso), è diverso dall’altro, questa è la diversità-prima, in assoluto la più forte di tutte, diversità dalla quale occorre necessariamente partire per affrontare adeguatamente la tematica della differenza.

Se io non lavoro su questo concetto non riesco a capire il valore, la portata e l’energia che traggo dalla diversità. Entra in gioco la competenza basata sulla scienza del sé che ci richiama all’auto-consapevolezza, all’empatia, alla comunicazione, all’accettazione di sé, alla responsabilità personale.
Il mio suggerimento formativo è chiaro, dobbiamo fermarci su noi stessi. Nessuno invita a farlo, siamo tutti con il pilota automatico inserito, non sappiamo stare soli in una stanza, non ci prendiamo un tempo (kairos) per noi stessi.
Eppure ogni singolo individuo, a partire da me stessa, è portatore del valore dell’unicità e preziosità personale. Ogni singola Persona può lavorarci su, sviluppare, e poi applicare in un secondo tempo, una volta inseriti in un’organizzazione, uno spettro ampio e integrato di abilità e comportamenti che riflettono la propria in-dividualità, la nazionalità, l’età, il background e la pratica.

Credo sia urgente preparare, favorire e concretamente facilitare, la creazione di organizzazioni multiculturali che si distinguano nettamente per ricchezza, in termini di potenziale umano, rispetto ad organizzazioni monoculturali.
Sicuramente la diversità si nutre ed evolve in un clima, in un’atmosfera improntata ad un approccio di pensiero denominato comprensivo (J.Liss, De Bono) e quindi dichiaratamente non unilaterale. Il futuro sarà incentrato sul fare leva sulle reciproche diversità e spetta a noi stimolare il desiderio di esprimerle oggi per divenire buona prassi per domani.
Per far questo propongo un semplice percorso che esplora la diversità in alcune sue accezioni ed implicazioni (personale, comportamentale, linguistica…) occupandosi primariamente di lavorare sull’esperienza.

Vale la pena soffermarsi brevemente sul concetto di esperienza che amo troppo per non dedicargli almeno un minuto. In greco esperienza si dice empeiria, la radice peiros vuol dire confine, l’esperienza è quindi il modus attraverso il quale, l’uomo vivendo, traccia confini, mappa il fuori e il dentro di sé, essa è l’unica via per arrivare alla conoscenza di sé e del mondo. Peiros, è parola interessante, significa anche prova, l’uomo allora si conosce mettendosi alla prova, noi diremmo mettendosi in gioco.
Possiamo quindi dire che un’esperienza è un qualcosa attraverso cui passiamo, una soglia che attraversiamo, un territorio nel quale ci addentriamo, un processo, una prova.
Una caratteristica che mi preme mettere in evidenza è che l’esperienza non si trasmette, posso descrivertela, posso dire del mio coinvolgendoti nel racconto, ma non posso passartela in toto.

1. recupero e gusto del Silenzio, due minuti di Silenzio “La perdita del silenzio è perdita di umanità “R. Panikkar
Non so se ci avete mai pensato ma la parola scaturisce, sgorga sempre da un silenzio, l’ho imparato da Panikkar, grande cultore del silenzio.
Se nella nostra vita non facciamo esperienza del silenzio, non accediamo nemmeno al livello umano, senza vivere la realtà da cui scaturisce la parola, ossia il silenzio, ci si riduce a macchine calcolatrici.

2. cerchio umano
Cerchio, circulus in latino, cingo-cingere, circo. Ci-cogliere,osservare in sanscrito.
C moto circolare, nelle radici indoeuropee ac-ci si esprime l’idea di andare in cerchio, ci per notare, osservare, circa-intorno. Creiamo un cerchio di persone nel quale ognuno pronuncia il proprio nome ed una parola (vera parola, non semplice termine) che lo colga intimamente, lo caratterizzi, gli altri ascoltano attentamente.
Si può osservare la bellezza dei nomi, la singolarità, il nome esprime la realtà profonda delle persone, riassume la loro storia individuale. L’unicità emerge nel nome e nella parola pre-scelta, abbiamo una prima cognizione della di-versità.

3. ascolto
Si può notare la pronuncia della parola, come ognuno ha espresso nome e parola su di sé. Si apre uno spunto di riflessione sul potere creativo della parola, nessuna parola può essere ripetuta, ogni parola ha vita propria, la parola si rinnova e arricchisce ogni volta che è pronunciata.
Inoltre invito i giovani europei, di lingue diverse a dire nella propria lingua.
E’ straordinario, la lingua è viva, mutevole, fluida, dire come viene da dentro è dare profondità alla comunicazione, dare voce all’intensità espressiva dei comunicati è occasione di conoscenza attenta. Attivare la competenza dell’ascolto aiuta ad affinare il valore della diversità.

4. fare per capire
Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco, antico proverbio cinese, caro a Bruno Munari, il cui principio didattico era non dire cosa fare ma come, privilegiare il fare per capire secondo il metodo attivo, che personalmente applico da anni.

a. Esercizio: io sono……………io non sono (M.Gafni)
Ogni partecipante può scrivere tre espressioni di sè per l’io sono …, usando sostantivi, aggettivi …e tre per l’io non sono Musica di L.Einaudi, CD I Giorni
Chi lo desidera racconta in plenaria l’esercizio

b. Gioco Nei tuoi panni (S.Manes)
Ogni partecipante scambia il più possibile abiti,occhiali, monili, sciarpe, scarpe ….facendo molta attenzione all’oggetto che scambia e a quello che riceve, odorando gli oggetti, entrando nell’altro attraverso l’oggetto, provare a percepire le sensazioni che emanano dai nuovi oggetti indossati.
Chi lo desidera può fare una passerella nelle nuove vesti, imitando andatura, gesti…dell’altro. In gruppi liberi, max 5 persone disegnare le sensazioni, le emozioni del contatto con l’Altro, usando i colori, divertendosi con i colori….

c. Esercizio Coglierti con una parola (D.Pardini)
Siamo di nuovo predisposti in cerchio, ogni partecipante ha di fronte a sé tutti gli altri, su un foglio bianco disegniamo un cerchio, sul cerchio ciascuno di noi appone il nome di tutti gli altri, nella sequenza nella quale siamo seduti. Dopo aver scritto tutti i nomi, ci soffermeremo un Tempo su ogni persona e cercheremo di coglierla con una Parola vera, non con un semplice termine. L’esercizio resta un’esperienza squisitamente personale per misurare la nostra capacità di leggere l’altro.
Musica di L.Einaudi, CD I Giorni

Chiusura lavori con
d. Esercizio aperto Messaggistica empatica (D.Pardini)
Ogni partecipante ha a disposizione memo colorati (che sottolineano le nostre differenze) nei quali può scrivere un messaggio che esprima la comprensione dell’Altro, un messaggio sentito e pensato appositamente per l’altro. Una volta scritto, ci alziamo in silenzio e lo recapitiamo all’altro.
Musica di L. Einaudi CD I Giorni

Il percorso ha inteso promuovere un atteggiamento volto a riconoscere ed accettare le diversità con una prospettiva verticale mappando gli elementi di diversità, un primo passo per una loro efficace gestione sia a livello emozionale e relazionale sia, in seguito, nel mondo del lavoro, anche a livello organizzativo

Desidero chiudere le mie riflessioni facendo un breve cenno alla teoria del Diversity Management che va a confermare l’essenzialità di un approfondimento sulla diversità.
Non è una teoria nuova, nasce agli inizi degli anni novanta, ma attualmente, nelle società multiculturali in cui ci muoviamo, si rivela assolutamente una strategia vitale.
Si formalizza negli Stati Uniti, paese caratterizzato dall’incontro di razze diverse. Qui le organizzazioni sono state le prime a porsi il problema sia della valorizzazione nonchè della retention dei propri talenti appartenenti a razze, religioni e background provenienti da tutto il mondo.

Nel contesto europeo la situazione è similare, i cambiamenti demografici nella forza lavoro, la crescente diversificazione dei clienti e dei mercati verificatasi con la globalizzazione, le nuove modalità di lavoro all’interno delle aziende come il lavoro per processi, e tra le aziende, si pensi al fenomeno delle fusioni trasfrontaliere, alle strategic alliances, all’outsourcing, tutte realtà che rendono sempre più strategica per le organizzazioni una corretta valorizzazione delle diversità culturali.

Il Diversity Management è dunque il versante economico dell’atteggiamento culturale e comportamentale che abbiamo condiviso nel percorso sulla diversità.

Nell’azienda del futuro sarà sempre più importante valorizzare e utilizzare pienamente il contributo, unico, che ciascun dipendente può portare per il raggiungimento degli obbiettivi aziendali e che serve ad attrezzare al meglio l’organizzazione di fronte alle sfide e all’incertezza provenienti dal mercato.

Perché ho utilizzato la musica durante il seminario?

Rudolph Steiner ci insegna che ogni musica agisce direttamente sulla respirazione polmonare, per capire bene la cosa basta osservare la propria respirazione quando si ascolta la musica, essa va all’unisono con la musica che la rilassa e stimola positivamente, è solo l’inizio di un processo più profondo che si propaga dalla respirazione al resto dell’organismo.
La musica mi è utile per farvi riflettere sul vostro respiro, pensate a quando siete presi da vari impegni, siete tesi per questioni varie,siete sotto esame, siete a corsa, noterete che esso è corto, quasi non respirate ….. Non per spaventare nessuno ma persone nevrotiche o con problematiche psichiche hanno il respiro cortissimo…..

La musica ci aiuta a respirare a dare ossigeno al nostro cervello, al cuore a tutte le cellule del nostro corpo,si dice che molte patologie di cui soffriamo provengano da una mancanza di ossigenazione delle cellule.
Inoltre, sempre Steiner sostiene che la musica, tra tutte le arti, è quella che maggiormente favorisce l’interiorizzazione e noi vogliamo interiorizzare.
Mi rifaccio anche ad Hélene Grimaud che ci dice che la musica è una via d’accesso ad un altrove della parola, a quel che la parola non può dire, e questo aiuta ad andare più a fondo nella comunicazione.
Infine cito un grande esempio di trionfo della diversità che si fa meraviglia, l’orchestra fondata da Daniel Barenboim formata da giovani israeliani e palestinesi, la West Eastern Divan Orchestra, la musica, in tal caso, ha fatto la parte del leone.

Bibliografia

L’altro, R.Kapuscinsky, Feltrinelli
L’altro siamo noi, E.Bianchi, Einaudi
L’io e gli altri, R.D.Laing, Sansoni Editore
Sentire l’altro, L.Boella, Raffaello Cortina Editore

Sitografia
www.centrogiusepperomano.it sezione Formazione on line.
http://www.ipsobiosofia.it