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XXVIII Master CIBA

Studio, approfondimento e sviluppo personale

Studio, approfondimento e sviluppo personale

Prof.ssa Diana Pardini

L’autrice
L’intervento è curato dalla Prof.ssa Diana Pardini esperta in processi formativi e comunicazionali.
Laureata in Giurisprudenza e perfezionata in Filosofia del Diritto all’Università di Pisa e laureata in Scienze della Formazione presso l’Università di Firenze.
Attualmente Direttrice dell’ Associazione Culturale Eraclito 2000 di Pisa, membro del Consiglio Direttivo e Responsabile della Direzione del Centro Studi Giuseppe Romano, libera docente presso Enti pubblici e Associazioni.

Contattate l’Autore per completare la Vostra formazione on-line:
diana.pardini@eraclito2000.it

Introduzione
“Nutre la mente soltanto ciò che la rallegra” S.Agostino

Nella mia vita lo studio è stata un’esperienza costante, vissuto con relativa serietà da ragazza, partecipato con grande entusiasmo all’università, amato e divenuto uno stile, negli anni successivi.
Oggi studio sempre almeno un’ora al giorno e quando, per causa di forza maggiore, non lo faccio, mi manca.
Sicuramente lo studio è volto all’acquisizione di contenuti e di un metodo di lavoro ma uno degli aspetti più importanti è quanto esso incida sullo sviluppo personale di un individuo.
Spesso questo aspetto è trascurato, si mette l’accento sul profilo cognitivo e non si sottolinea mai abbastanza quanto lo studio sia un’occasione di pienezza e vada a costruire l’armatura necessaria per affrontare le molteplici battaglie di una vita.
La scuola istituzionalmente si prefigge lo scopo di attribuire ad ogni allievo un certo quantitativo di dominio culturale, verificato pedissequamente in una “ripetizione” accurata dei contenuti trasmessi.
E’ben poca cosa, soprattutto perché si realizza in un’ottica standardizzata, nella quale non si offre adeguato spazio all’individualità e la sua originalità.
Rogers, noto psicologo americano, sosteneva che un apprendimento squisitamente intellettuale, come quello attuato nella scuola, era di ben scarso valore formativo, concordo pienamente, specie se rifletto sulla mia storia di studentessa e su quella dei giovani che incontro.
Chi ha insegnato sa benissimo che un autentico apprendimento non può limitarsi ad essere soltanto cognitivo. Basti pensare che in-segnare deriva dal latino, insignare, in signum, lascio un segno dentro la persona, è esperienza che costruisce, si toccano le corde dell’allievo, una grande responsabilità.
Distinguo volentieri l’apprendimento freddo da quello caldo, dove per freddo intendo la nozione presentata con distacco, mentre è caldo il concetto trasmesso alla luce di una passione e di una lunga pratica, quello che entra nell’allievo immediatamente e mette radici.
A ben vedere lo studio rappresenta una grande chance per diventare Persone in una società che indica a modello icone vuote, gusci umani forgiati sull’apparenza.

Sicuramente alcuni professori, pochi, veramente straordinari, e soprattutto il contesto familiare coltivato e pieno di libri, quadri e musica, di cui a distanza di anni ho avvertito l’inestimabile valore. C’è poi qualcosa in più che ho imparato piano piano, strada facendo.
Provo a spiegarlo: ho capito che un concetto acquisito non è un soprammobile, esso costituisce una luce in più sulla vita, piena di difficoltà, problemi e routine.
Un concetto nuovo permette infatti un’interpretazione nuova di quello che mi accade o mi è accaduto, riesco a capire di più e a vedere oltre il dato di fatto.
Lo studio allora si trasforma in una pratica di speranza, il sole in una giornata di pioggia, la lanterna in una stanza buia.

“Vero!”

Ognuno di noi lo sta pensando, vero ma va capito, va vissuto e sperimentato.

Bisogna studiare, occorre dare tempo di qualità alla concentrazione, farlo fisicamente, parlare con i libri e soprattutto con i loro autori siano essi filosofi, storici o fisici, a tutti porre una domanda, con tutti aprire un piccolo dibattito dal quale imparare.

Faccio qualche esempio tratto dalla quotidianità di questo buon periodo di pausa dal lavoro.
In questa estate ho letto/studiato moltissimo,in particolare saggistica sui temi oggetto del mio lavoro, ma tre sono i libri che mi hanno più toccato ed interrogato.
Il primo, I doni della vita della grande Irene Nemirovsky, ebrea russa, da poco riscoperta con enorme successo di pubblico. Con l’autrice ho aperto una conversazione intima sul percorso della mia vita, ho confrontato gli anni terribili delle due guerre mondiali con i nostri tempi, ho assistito le vite dei protagonisti partecipando dei loro travagli, ho appreso le risposte agli eventi, ho imparato moltissimo dalle sue acute riflessioni, e poi, l’ultima pagina, la ho addirittura integralmente trascritta sul mio taccuino personale.

Il secondo è il Macbeth di Shakespeare che mi ha letteralmente conquistata, sia per l’altezza letteraria che per la finezza con cui Shakespeare analizza il sentimento dell’ambizione- Io, per pungere i fianchi del mio disegno, non ho altro sprone che l’ambizione, afferma il protagonista- certe frasi ed espressioni sono eterne, capisco come Harold Bloom, noto critico letterario americano, abbia recentemente definito Shakespeare “il poeta e il drammaturgo di tutto il mondo e di ogni era, una presenza nel pensiero universale” (Corriere della sera del 20 luglio 2011).

L’ultimo libro è della Simonetta Agnello Hornby, Un filo d’olio, le prime tre pagine mi hanno addirittura commosso tanto da interromperne la lettura, troppe le risonanze con ricordi personali. Poi ho ripreso, lentamente, per gustarlo. Ognuno di noi è la sua famiglia impastata di luoghi,persone, case, mobili, profumi, fiori, alberi, animali, una verità resa con tenerezza dalla Agnello Hornby, che invita ad andare a ritroso nell’infanzia per poi salire sino ai legami maturi dell’oggi, passando dalla vita minuta. Così ho fatto nuove ed interessanti amicizie che hanno aumentato il mio patrimonio, quello a cui maggiormente tengo.

Oggi tutti sanno leggere, ciò è frutto di un’importante iniziativa culturale e sociale, la conseguenza è stata una valorizzazione eccessiva del profilo strumentale, ma la lettura non può ridursi a mero attrezzo.
Forse occorrerebbe parlare di educazione alla lettura e qui non posso non citare due francesi, il primo, universale, è Proust che descrive perfettamente l’attimo estatico della lettura, lo descrive così bene che il rinvio al ricordo personale scivola naturale, mi rivedo bambina con Tom Sawyer di Mark Twain e tutti i libri di Salgari che divoravo, sprofondata nella poltrona del salotto.
L’altro è Pennac, l’ho letto ritrovandomi a pieno nella sua descrizione della relazione con il libro,nel suo amabilissimo testo Come un romanzo.
La lettura deve per prima cosa essere un piacere, come ogni piacere va provata e c’è sempre un Virgilio che guida.

Ecco un’altra cosa fondamentale : ascoltare i vari mentori di letture.
Io amo essere consigliata, è un’apertura di dialogo sottile e pieno di significato con il consigliere. Chiaramente devo stimare il suggeritore, trovo molto bello avere in comune una lettura importante, è un terreno dissodato insieme sul quale piantare idee nuove ma anche affetti e scambi di valore.
Comunque fondamentale è l’esperienza, provare la lettura, che bello leggere bene un brano, godersi il suono delle parole, assaporarne i significati.
Va fatto, meglio a voce alta, ancor meglio per un pubblico privilegiato, che sia l’amico o gli amici.

La lettura chiama il lettore a compiere collegamenti con il sapere pregresso, a far congetture e superare l’opinione data, e soprattutto a confrontare il letto con il vissuto personale, è qui la bellezza!
Abbiamo allora un testo vivo, con il quale, come dicevamo, parlo.

Umberto Eco spiega che un testo è intessuto di non detto e spetta al lettore attualizzarlo, un testo richiede flussi attivi e di condivisione.
Audace e amabilmente percorribile la sua idea di affrontare il libro in assoluta libertà, in una lettura astorica, come fosse un mazzo di tarocchi, ho provato con tantissimi libri e devo dire che è un modus legendi stimolante e fresco, che libera dallo schema di approccio tradizionale, inizio il libro dalle prime pagine, proseguo in ordine sino alla fine.
Come si fa? Si apre il libro con delicatezza, come fosse uno scrigno, ad una pagina qualsiasi, casualmente.
Si inizia la lettura, non si capisce bene ma non ci si arrende, si va avanti sostenuti dall’intuito, poi si entra in argomento, e si prosegue fino a che si desidera.
Talvolta la pagina che si è aperta davanti a noi è così importante, così calzante con il momento vissuto, che positivamente sorprende e risponde al nostro bisogno.

Può sembrare strano ma il binomio studio-lavoro è vincente su tutti i fronti. Le due attività si completano mirabilmente e dirò di più, lo studio, quando lavori, diventa un momento tutto per te, ti fai un regalo, ti concedi un tempo per crescere, per maturare, per essere di più.
Lo studio diventa un’oasi, studiare è bere un buon bicchiere d’acqua fresca in un contesto di arsura. Se ti piace ciò che studi, può addirittura divertirti e darti piacere.

Ho vissuto l’esperienza studentesca pura con i genitori che pensavano a tutto e quella dello studente lavoratore, quello che affermo trova la sua ragione nel personale.

Chi studia e lavora diventa un riferimento prezioso per i colleghi in quanto portatore di innovazione e cultura. In un’ottica di formazione permanente, di cui tanto si è parlato e ben poco realizzato, lo studio costituisce il pilastro su cui appoggiare un serio percorso di crescita ed aggiornamento.

In una azienda dovrebbe essere sempre predisposto uno spazio ad hoc nel quale avere a disposizione libri e possibilità di connessione con le università e con siti che trattano di formazione e cultura.

La conoscenza in azienda dovrebbe essere favorita ed incoraggiata con ogni possibile mezzo.

Si studia tutta la vita, in realtà chi studia moltiplica la sua vita perché irrompe in campi sconosciuti, scopre concetti, idee, cose, luoghi, persone……SCOPRE, e scoprendo novità si incuriosisce sempre di più. Mi viene spontaneo collegare il termine curiositas con cura, stessa radice semantica che mi conduce all’osservazione che studiare cura, ci fa sentire bene.

Oggi penso che pur avendo molto studiato ho spessissimo la sensazione socratica di non sapere un bel niente e così sono spinta a studiare ancora, più a fondo.
Lo studio quindi chiama ad un impegno ulteriore che è l’approfondimento di un certo ambito o settore per motivi diversi.
Approfondire porta ad una conoscenza radicata, una di quelle conoscenze alle quali attingi sia in situazioni di piena gioia, penso al verso poetico che affiora sulle labbra ogni qual volta che ascolto la pioggia nelle mie zone marine di pinete e tamerici profumate, che in momenti di affanno o dolore, ed ecco il rinvio ad una descrizione manzoniana, il guazzabuglio del cuore umano, che tanto bene esprime quello che sento.
Approfondire conduce ad una ricerca nel settore professionale nel quale si opera che permette di offrire una prestazione fresca, aggiornata e rispondente alle esigenze dei nostri interlocutori.

Purtroppo nell’immaginario collettivo, lo studio è collegato esclusivamente alla scuola, un rinvio che può diventare pericoloso, che il più delle volte lo annienta mortalmente.

Pensare che studiare è una delle più alte attività che facciamo nella vita e nel lavoro, ed è sicuramente la così detta parte migliore di una professione che altrimenti diverrebbe semplice pratica e mera ripetizione di quanto appreso negli anni.
E poi studiare è un’attività di somma all’infinito, nel senso che un apprendimento si innesta sull’altro aumentando il patrimonio culturale dell’individuo.

Mi chiedo quante altre attività della nostra vita hanno tale natura sommativa?
Per ben vivere occorre scegliere di studiare, studiare con entusiasmo e libertà perché “l’uomo libero non deve imparare nulla per costrizione. Infatti le fatiche non danneggiano affatto il corpo anche se affrontate per forza, ma ciò che si fa entrare a forza nell’anima non vi rimane a lungo”, così saggiamente Platone nella sua opera La repubblica.

Leggete un bel libro di valore, sottolineate e trascrivete su un quaderno le frasi più importanti per la vostra vita. Sviluppate delle libere riflessioni sul libro nel suo complesso e sull’autore che lo ha scritto. Consigliate il libro ad un’altra persona e discutetelo insieme.

La lettura, M. Proust, Einaudi Come un romanzo, D. Pennac, Feltrinelli
Lector in fabula, U. Eco, Studi Bompiani
Una vita da passatore, T. Todorov, Sellerio
Insegnare oggi, A. Cavalli, Il Mulino
Psicologia dell’apprendimento scolastico, P. Boscolo, Utet
L’apprendimento attivo, J. Liss, Armando Editore
I saperi dell’educazione, F. Cambi, P. Orefice, D. Ragazzini, La Nuova Italia
Libri e bambini, R. Cardarello, la Nuova Italia

Fotografie
Marco Agujari – Raccolta “Libri di casa”