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XXVIII Master CIBA

L’esperianza degli altri per crescere

L’esperienza degli altri per crescere

Dott. Biagio Ampola

L’autore

Biagio Ampola si è laureato in Giurisprudenza presso la L.U.M.S.A. di Palermo ed ha frequentato il Master CIBA organizzato dall’Associazione Eraclito 2000.

Ha lavorato un anno in banca ed ha collaborato con due riviste: una nazionale – di cultura, sport, ambiente, tempo libero – e una locale – di società e politica – , per le quali ha scritto periodicamente articoli, interviste e recensioni.

Ha tenuto docenze di “accoglienza e orientamento”, “competenze per la cittadinanza attiva” e “comunicare e interagire con il cliente” presso un ente di formazione professionale, con il quale collabora saltuariamente.

Attualmente collabora con il dipartimento di comunicazione e marketing presso un’azienda toscana e periodicamente scrive degli interventi in un blog di diritto, economia e cultura.

Introduzione

Ci sono molti modi per crescere culturalmente e umanamente e, ovviamente, l’esperienza diretta è la migliore. Non sempre, e non in tutti i campi, è possibile soddisfare il desiderio di arricchirsi e di conoscere il più possibile. Per questo può essere importante sfruttare le esperienze degli altri, trarne qualche vantaggio e nello stesso tempo crearsi un proprio bagaglio con conoscenze indirette e mediate, tratti dai racconti altrui.

“Studia sui libri e impara dalla strada”. Può essere considerata una massima, seppure non è scritta in nessun testo celebre, né enunciata in qualche opera famosa. L’ho sentita recitare in un film americano e, da allora, non l’ho più dimenticata. Di più. Ne ho fatto un motto e lo considero, comunque, un valido consiglio tanto interessante, quanto utile per diverse ragioni.

Conta molto la teoria: leggere e studiare è fondamentale, fornisce le basi e permette di approfondire aspetti importanti per specializzarsi al meglio in questa o quella materia. Ma conta altrettanto – se non di più, in alcuni casi – la pratica: svolgere concretamente un’attività e fare esperienza effettiva in un dato settore permette di arricchirsi personalmente e crescere professionalmente. I libri, dunque, da un lato, e la strada dall’altro.

La teoria e l’esperienza “raccontata” degli altri da una parte, e la pratica diretta sul campo dall’altra.

Il primo aspetto sembra il più semplice e, se vogliamo, il più comodo: “lettura è un viaggio di chi non può prendere un treno”, per dirla con Francis de Croisset . Si acquista un libro e lo si legge, lo si studia e, se è piaciuto, si rilegge e magari si consiglia. Si, si consiglia, nonostante qualcuno abbia detto che “le letture non si consigliano, se non ai principianti del leggere. Ognuno deve trovare le proprie letture con l’istinto, che – nel lettore abituato – diventa quasi sempre infallibile” (così Massimo Bontempelli).

In questo modo, però, il bagaglio culturale che si forma è “chiuso”, basato solo sul proprio gusto personale e sulle proprie curiosità. Mi è sempre stato ripetuto che ogni libro, anche quello che apparentemente sembra inutile e noioso, in realtà può essere fonte di arricchimento: “leggere è SEMPRE utile” – mi è stato detto più e più volte – “quello che leggi te lo ritrovi, anche se non nell’immediato”. C’è voluto un po’ di tempo per capirlo, un po’ di esperienza personale, ma alla fine ho dato ragione a chi me lo diceva.

Mi è capitato – capita a tutti del resto – di leggere libri che non mi sono piaciuti per niente, testi che ritenevo, anche durante la lettura, poco interessanti. Eppure, anche da quei testi ho estrapolato frasi, concetti, idee e tratto spunti di riflessione che mi hanno aperto nuove prospettive, mi hanno fatto valutare una visione – senza per forza condividerla – che, se non mi fossi sforzato di completare la lettura di quel testo così “antipatico”, non avrei mai scoperto. E poi mi sono sempre ripetuto che per parlar male di un libro che non piace occorre leggerlo tutto, per evitare che il colpo di scena finale tragga in inganno, dando ragione all’autore.

C’è di più. La lettura la considero una forma educata per onorare gli sforzi dello scrittore. Qualunque sia lo stile da lui usato, il tema trattato o i pensieri da lui esposti, il libro è parte di una persona che rende pubblico il proprio intimo, esponendosi a critiche negative o a plausi (sia per il contenuto, sia per la forma, o per entrambi contemporaneamente) e che si mette in gioco. Così come nel rapporto con gli altri è necessario permettere a qualunque interlocutore di esporre le proprie ragioni, senza per forza condividerle, anche nella lettura di testi “ostili” al proprio modo di pensare, occorre andare fino in fondo, sforzandosi di capire il significato dei concetti esposti dall’autore. Va da sé che, così come generalmente si tende ad evitare una persona con la quale non ci si trovi in sintonia (cosa peraltro parecchio opinabile), alla stessa maniera si sarà portati ad evitare ulteriori scritti di un autore che non è piaciuto. Ma alla fine, dopo la lettura di ogni testo, si avrà una conoscenza in più che permetterà di essere più preparati e più consapevoli grazie alle nozioni e alle competenze che l’autore ha voluto condividere e “donare”, in ossequio a chi ha detto “leggere è vedere per procura” (Herbert Spencer).

Il secondo aspetto da analizzare è quello che concerne l’esperienza pratica. “Impara dalla strada” che, lungi dall’essere un inno a diventare un clochard, sembra suonare piuttosto come uno “svegliati, che là fuori il mondo è un po’ diverso da come lo si legge, va’ a conoscerlo da te!”.

Se un libro trasmette esperienze e punti di vista altrui in maniera mediata, si pensi a quanto possa essere utile e importante l’esperienza vissuta in prima persona. Dissentendo da Logan Pearsall Smith che ha sostenuto che “la gente dice che ciò che conta è vivere, ma io preferisco leggere”, si pensi a quanto sia differente l’esperienza di un viaggio raccontata da un amico rispetto alle sensazioni provate in prima persona; a quanto i giudizi espressi da un conoscente su una mostra di pittura non potranno mai essere esaustivi e soddisfacenti quanto i propri, dopo aver visto personalmente quella mostra; a come l’esperienza nel mondo del lavoro raccontata da chi ha più esperienza – seppure utile – sarà sicuramente diversa da quella compiuta da chi entra in un nuovo ambiente lavorativo. Ancora. Studiare su un manuale come si redige un atto di citazione, o si effettua un trapianto di reni è sicuramente molto utile, ma non si saprà mai come si realizzano le due attività se non ci si cimenta nella pratica – con il rischio di redigere un atto nullo, nel primo esempio, e di fare qualche danno in più, nel secondo caso!

Da quanto detto, risulta essenziale il giusto equilibrio tra lo studio e l’esperienza, tra la teoria e la pratica, tra la lettura e l’azione sul campo.

La conoscenza è fonte di arricchimento, che permette di confrontarsi con gli altri, di crescere con gli altri e – perché no – di contribuire alla crescita degli altri.

1. Fate una lista di 10 libri da consigliare e chiedete di fare la stessa cosa ad una o più persone che conoscete. Ognuno inserirà nella lista, secondo il proprio gusto, i libri che preferisce. Scambiandovi le liste amplierete il vostro bagaglio culturale, le vostre prospettive e i vostri orizzonti. Sarà un ottimo esercizio di arricchimento anche se leggerete la metà dei libri indicati nella lista!

2. Leggete un libro e provate a scrivere a caldo le vostre impressioni. Segnatevi il titolo e rileggete lo stesso libro dopo 5-6 anni scrivendo nuovamente le sensazioni che vi lascia. Dalle differenze che emergono capirete quanto siete cresciuti e quanto è cambiato il vostro punto di vista in quel periodo.