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XXVIII Master CIBA

L’Empatia

L’Empatia: capacità di leggere l’Altro

Prof.ssa Diana Pardini

L’ Autrice
La Prof.ssa Diana Pardini è un’esperta in processi formativi e comunicazionali.

Laureata in Giurisprudenza e perfezionata in Filosofia del Diritto all’Università di Pisa e laureata in Scienze della Formazione presso l’Università di Firenze.
Attualmente Direttrice dell’Associazione Culturale Eraclito 2000 di Pisa, membro del Consiglio Direttivo e Responsabile della Direzione del Centro Studi Giuseppe Romano, libera docente presso Enti pubblici e Associazioni.

Contattate l’Autore per completare la Vostra formazione on-line:
diana.pardini@eraclito2000.it

Quando introduco il concetto di empatia in un gruppo non parto mai dalla definizione, non dico di che cosa si tratta, non mi soffermo su descrizioni astratte, lontane dal vissuto delle persone, ma invece lancio un’esperienza, semplicissima e sotto forma di gioco.

La parola empatia già blocca di per sé, non tutti sono padroni del significato, la derivazione dal greco può allontanare, la cosa migliore è sdrammatizzare ed il gioco è perfetto.

Non è di mia invenzione ma l’ho ormai testato, sì, si gioca a “Nei tuoi panni “.
Propongo alle persone di scegliersi un compagno e di scambiarsi il più possibile abiti, sciarpe, gioielli, gioco sempre anch’io, credo sia fondamentale condividere l’esperienza.

Chiedo di entrare nello stile dell’altro attraverso gli indumenti e monili, compiere azioni per entrare in contatto con il cambiamento, modificare l’andatura indossando il foulard dell’altro oppure la borsa, guardarsi allo specchio, odorare gli oggetti dell’altro, percepire le sensazioni che emanano dai nuovi oggetti.

Osservare questi oggetti altrui e riflettere brevemente.
Invito poi alcuni a fare una passerella in “nuove vesti”.
Domando: come ti sei sentita nei panni di Luca?

Il gioco è particolarmente divertente, va proposto ad un gruppo già formato, nel quale le persone già si conoscono, altrimenti risulta troppo di impatto e può non portare agli esiti desiderati.

Sono ormai convinta che il gioco centri in pieno il concetto di empatia e, se riflettuto, può far contattare aspetti profondi.

L’obiettivo che perseguo è quello di stimolare l’immedesimazione nell’altro e di provare a modificare il proprio schema corporeo per ottenere un maggior senso di sé.

Dopo qualche risata unita a considerazioni acute del gruppo, a clima ormai disteso e recettivo, sento che posso iniziare a parlare di empatia.

Il momento è buono, si colloca dopo una formazione iniziata nei primi interventi on line dedicati a prestare attenzione a sé, l’empatia si basa sul senso di sè che ognuno di noi ha, quindi cominciare sempre da noi stessi “solo chi vive se stesso come persona, come un intero sensato, può capire le altre persone” Dilthey ) a riflettere “se e quanto” ci vogliamo bene, proseguito gettando ponti verso l’altro attraverso una autentica promozione di se stessi ed una comunicazione vera, per approdare a variegati contributi tutti volti ad aumentare le conoscenze sulla relazione umana a tutto tondo.

Dobbiamo prepararci all’incontro fecondo con l’Altro, incontro che realizza un percorso inesauribile perché ogni giorno è fonte di incontro, ogni giorno presenta persone.
Ognuno di noi è libero di far mente locale su questo fatto oppure non dargli peso.

Può essere che intraprenda la mia giornata con lo sguardo rivolto verso il basso, con la mente ripiena di cose da fare, che riduca il mio conversare a parole di routine, che sfiori persone come mobilio e a sera mi senta particolarmente stanca, può essere. Capita, è possibile, ma una cosa è certa: non fa assolutamente bene a noi stessi e a chi prossimo a noi.
Allora è quasi una necessità interiore capire cosa significa empatia perché può rappresentare una buona chiave per aprire quelle che mi piace chiamare porte-rapporti soddisfacenti con gli altri.

Dall’idea (bella) di empatia alla possibilità di conoscerla più a fondo ed attuarla, anche ora, anche qui. I contorni del concetto sono ormai tratteggiati ma “empatizzare” è ben altra cosa.
Studiando Goleman sono rimasta colpita dal fenomeno della alessitimia (analfabetismo emotivo, dal greco a alfa privativa-mancanza, lexis parola, thymos emozione), termine difficilissimo ma che da conto di uno stato umano preoccupante, uno stato di “vacuità emozionale”, di incapacità di esprimere sentimenti ed emozioni. Uno stato che si contrappone all’agire empatico e che purtroppo riscontriamo anche nel nostro personale relazionare.
Niente vieta di diventare nel tempo e con pazienza, “esperti in emozioni “ per avviare una piena comprensione del prossimo. Il processo empatico può essere descritto in maniera semplice ma chiara, per passaggi cadenzati, tutti importanti, tutti che richiedono una pausa di riflessione.

Vediamoli insieme:
Di fronte all’Altro, primariamente mi apro ad un atteggiamento di ascolto.
Ascolto la presenza dell’Altro ancor prima delle sue parole. Ascolto la persona nella sua interezza corporea ed interiore.
Mi sforzo di sospendere il giudizio: non mi soffermo sul suo abito, sul colore della sua pelle, sull’immagine-prima che mi offre, vado oltre.
Cerco di leggere il suo bisogno, la sua urgenza.
Metto a sua disposizione il mio Tempo, lascio a lui la parola, libero di raccontarsi.

Sono sulla strada del riconoscimento e della comprensione profonda dell’Altro dal suo interno, sulla strada dell’empatia.
Una volta padrone di un concetto non mi resta che viverlo, in tal senso propongo un esercizio molto intenso da presentare in un gruppo di persone che hanno un rapporto di buona conoscenza reciproca.

Esercizio
Predisponete il gruppo in cerchio, ogni partecipante deve disporre di un foglio bianco e una penna, disegnate un cerchio a tutta pagina, localizzate i nomi di tutti i partecipanti nel cerchio disegnato, con lo sguardo soffermatevi lentamente e con attenzione su ogni persona e associate alla persona una parola forte, di grande significato per voi (ricordandovi che il linguaggio è la casa dell’essere e le parole sono decisive) che vi permetta di interpretarla in estrema sintesi.
In altri termini provate con una parola a “cogliere” ogni persona, lavorate su tutti, in silenzio assoluto.

L’empatia è un fenomeno dialogico, si nutre di flussi reciproci tra persone, ma la cosa incredibile è questa: soltanto attraverso l’empatia, e cioè attraverso il coglimento del vissuto altrui, giungo a cogliere me stessa in modo pieno, imparo tante cose su di me e per me.
L’empatia dunque è chiaramente un elemento costitutivo della nostra esistenza umana.
Ognuno di noi deve fare delle scelte: se voglio vivere un’esperienza piena di me stesso e del mondo devo assolutamente cogliere l’esperienza altrui perché l’empatia ha un valore fondativo per la mia vita.

Ma ha anche un valore correttivo, un valore che abbiamo sperimentato già in tante situazioni della nostra vita professionale e privata, lavorando in team oppure in conversazioni amichevoli, l’empatia aiuta a verificare e correggere il modo stesso con cui io mi percepisco, gli altri possono cogliere aspetti che io non colgo di me stessa e aiutarmi così a cambiare.
L’Altro può darmi chiarezza su me stesso, l’Altro può darmi una Luce su me stesso, è un’altra Voce su di me.

Sviluppare la nostra competenza empatica consente di sapere come si sente l’Altro ed è una capacità che entra in gioco continuamente sul lavoro e nella vita privata. L’empatia contribuisce infatti a creare quella che è ben definita come l’arte raffinata delle relazioni.

Dobbiamo lavorare sulle nostre capacità empatiche, noi esercitiamo quotidianamente atti di empatia mediante i quali cerchiamo di comprendere l’interno degli altri, sensazioni, sentimenti e motivazioni.

Un esercizio può essere di grande aiuto: per affinare le nostre capacità inizieremo ad inviare messaggi empatici alle persone che conosciamo per posta, via mail, su msn, su un bigliettino colorato…
Il messaggio deve essere pensato e sentito per l’Altro, parte da voi ma si fa carne nell’Altro, quindi è importantissimo, deve avere la caratteristica di essere profondamente intelligente (dal latino intus legere leggere dentro).
Nello svolgere l’esercizio tenete ben presente che l’Altro è sempre un’occasione, un tempo favorevole, una grande opportunità.

Dopo l’esperienza osserverete che l’empatia apre le porte ad un dialogo di spessore, foriero di cambiamenti significativi ed arricchimenti reciproci: si esce nuovi da una esperienza empatica, disponibili a visioni inedite l’uno dell’altro e rafforzati da conferme desiderate.

– L’empatia, Edith Stein, FrancoAngeli (testo difficile ma esaustivo dell’argomento)
– Sentire l’altro. Conoscere e praticare l’empatia. Laura Boella, Raffaello Cortina Editore (testo molto interessante, specie nella parte dedicata alla pratica dell’empatia)
– Il cammino dell’uomo, Martin Buber, Ed Qiqajon, Comunità di Bose (essenziale, livre de chevet, anche per questo tema)
– Intelligenza emotiva, Daniel Goleman, Bur (lettura di base, importante e chiara)
– Emozioni distruttive, Dalai Lama Daniel Goleman, Mondadori (ottimo per centrare quelli che sono i veleni della mente che impediscono un incontro fecondo con l’Altro)
L’ordine del cuore. Etica e teoria del sentire, Roberta De Monticelli, Garzanti (testo di taglio filosofico per una riflessione più ampia)