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XXVIII Master CIBA

La stima di sè

La conoscenza di sè nella costruzione delle relazioni interpersonali

Prof.ssa Diana Pardini

Introduzione:
“Sono incapace, non ho fiducia in me, non valgo nulla, ho fallito”.
Quante volte ho ascoltato queste parole e ne ho sofferto insieme a chi le pronunciava.
Il grande scrittore magiaro Sandor Marai fa dire al protagonista del suo libro: “esiste una cosa peggiore della morte e di qualsiasi sofferenza, la perdita di stima di sé….quando si viene colpiti da una o più persone nella stima di sé, che costituisce la nostra dignità di uomini, la ferita è talmente profonda che neanche la morte può porre fine a questo tormento”.

L’affermazione è forte ma centra perfettamente l’umano logorio: una persona priva di autostima è una persona gravemente ferita dentro di sé.
Sul posto di lavoro, tra i nostri colleghi, in ambito studentesco, tra i nostri compagni di università o di liceo, tra i nostri amici, nelle nostre famiglie e in noi stessi possiamo rintracciare i segni della disistima. Proviamo allora ad identificare la situazione interiore e la sua manifestazione all’esterno, per poi trovare un riferimento decisivo su cui centrare la nostra attenzione con lo scopo di iniziare a salire i gradini della stima di sé.

Iniziamo con l’affrontare a viso aperto il senso di inferiorità.
Osservando a fondo questo stato d’animo lo possiamo individuare su due livelli: uno interno e l’altro esterno.
a. Il primo, più nascosto ma non per questo meno doloroso :“ Sono inferiore a te perché meno intelligente, tu hai sempre riportato ottimi voti, io ho le mie insufficienze, tu hai fatto una carriera folgorante, io sono un modesto impiegato, tu sei bello e prestante fisicamente, io sono un po’ ingrassato e ho qualche brufolo, tu sei ricco, casa al mare, macchina potente, orologio ultima moda, io vivo modestamente, tu sei brillante, sempre con la battuta pronta, parli con tutti di niente, sei simpatico, io sono riservato, parlo quando sento di farlo ed ancora tu…, io, tu ..io…”.
Così spesso si articola il nostro linguaggio interiore, è quello che ci diciamo dentro, ognuno tra sé e sé, un parlottio infinito e distruttivo.

b. Il secondo livello emerge all’esterno, nella relazione con l’Altro, dove il tarlo dell’inferiorità presenta molte facce. Proviamo ad identificarle, pensando a noi stessi e a chi vicino a noi, attraverso le frasi che le descrivono:
1. Ho comportamenti arroganti, sfacciati, sicuri. Forse non nutro stima in me stesso e attraverso tale comportamento maschero questo vuoto.
2. Ho atteggiamenti di disprezzo e di sufficienza . Non avendo fiducia in me, non ho fiducia neanche negli altri, li disprezzo.
3. Ho un atteggiamento bloccato che comporta la paura di prendere la parola, di esprimere un’opinione. Non ho stima in quello che penso e dico, mi muoiono le parole sulle labbra, vorrei …ma qualcosa mi attanaglia pensiero e volontà.
4. Ho un atteggiamento di paura di fronte al giudizio dell’altro, penso ripetutamente tutti parlano male di me, mi giudicano negativamente, mi paralizzo.
5. Vivo la situazione terribile per la quale non vivo la mia vita, mi paragono con l’altro che è più intelligente e bello di me, più ricco, più fortunato: più tutto di me.
Non ho percezione di me, sono distratto, disattento, disorientato: non sto in me ma vivo nell’altro.

Sui cinque punti del livello “esterno” conviene soffermarsi con la massima attenzione per verificare se la situazione descritta fa parte di noi e/o se la osserviamo in persone che ci sono vicine. Per una verifica più efficace, consiglio di prendere un foglio bianco e commentare per iscritto ogni punto proposto ripercorrendo il nostro comportamento nella vita quotidiana in relazione al collega di lavoro, al familiare, all’amico e anche all’estraneo.
Una volta terminato l’esercizio discutetelo con una persona che vi stima.

Il senso di inferiorità erode la stima in sé stessi, ma una volta che lo abbiamo smascherato, accettato, identificato e chiamato con il suo nome, possiamo tranquillamente iniziare a parlare di autostima.
Grazie al mio lavoro ho letto e riletto, ho ascoltato e approfondito considerazioni di esperti, ho condiviso esperienze comunitarie su questo tema che mi ha sempre coinvolto, moltissimo, anche a livello personale.

La definizione più profonda e vera che, a mio avviso centra questo concetto vitale, è questa: “Autostima significa conoscere il proprio valore, la propria dignità ed unicità” – Anselm Grun.

Sorge dentro di noi spontaneamente la domanda:
-“ ho consapevolezza del mio valore umano?” –
Possiamo rispondere a voce alta, così da far risuonare le parole.
– “Io valgo. Io valgo anche nella mia insicurezza, nelle mie mancanze, nel mio non essere come gli altri mi vogliono.” –

Ora abbiamo chiaro cosa significa nutrire stima di se stessi.

Cosa possiamo fare per sviluppare una sana autostima?
Sicuramente, ognuno di noi, deve rivisitare la propria infanzia, una fase della vita che occorre sempre rielaborare. Alcuni hanno ricevuto sufficiente fiducia nella vita e in se stessi, un percorso che inizia nel ventre materno, come bene chiarisce la psicanalista Francoise Dolto, attraverso un dialogo incessante tra mamma, babbo e bambino.
Così si costruisce la fiducia originaria: se la mamma emana fiducia, il bambino ne trae nutrimento interiore.
Se la mamma è insicura, l’insicurezza viene trasmessa al bambino, e così avviene per altri sentimenti e stati d’animo come l’amore, la violenza, la tristezza.
I genitori hanno il potere di trasferire il patrimonio della fiducia originaria che aiuta a fidarsi di sé e del mondo. Non per tutti purtroppo è così, e la frase che sintetizza cosa viene trasmesso al bambino è questa: non ce la farai mai, non ne sei capace.
In entrambi i casi, sicuramente con bagagli differenti, dobbiamo, comunque e sempre intraprendere un viaggio nella nostra interiorità per essere capaci di rimanere presso di sé e giungere alla stima di sè.

E “una volta che vivrete la vostra storia – la vostra autentica ed unica autobiografia- non proverete più il disperato bisogno di vivere quella di qualcun altro, un’esigenza che è fonte di ogni gelosia e alla radice di tanta infelicità nella nostra esistenza” così M. Gafni.
Del resto, dobbiamo aver chiaro che il valore di una persona esiste in sé, non dobbiamo mai far dipendere la consapevolezza di noi stessi o la nostra autostima dal comportamento di un’altra persona.
Dobbiamo renderci indipendenti dal giudizio degli altri.
Jung, grande indagatore della psiche umana , ci aiuta a capire che il passo decisivo da fare è la riconciliazione con la propria storia. In realtà non serve rivangare sempre il passato ed in esso le cause per la mancanza di fiducia in noi stessi.

Allora cosa dobbiamo fare con il nostro passato? Lo dobbiamo prendere delicatamente tra le mani, esso è “materiale da modellare”, il passato è il materiale che abbiamo a disposizione, possiamo modellare una bella figura indipendentemente dal fatto che si tratti di materiale povero o pregiato, possiamo avere a disposizione legno, argilla oppure marmo, la verità è che la materia prima incide relativamente, i protagonisti siamo noi !
La nostra storia è dunque un capitale che deve produrre frutti.

Il percorso di tutta una vita
Allora è facile intuire che il percorso di tutta una vita parte dal fatto chiave di accettarsi nella nostra unicità, sensibili ed attenti al nostro indiscutibile valore, che poi significa nei fatti:

1. non immaginiamoci come non siamo, tra fantasticherie ed illusioni; tentiamo di guardare a noi stessi nella verità
2. facciamo attenzione ai nostri punti forti e ai punti deboli
3. riconciliamoci con la propria biografia, le nostre ferite, i nostri fallimenti gli insuccessi; spesso possono rivelarsi più fecondi di un successo. Attraverso i momenti “no” si impara a vivere più intensamente, sensibilmente; talvolta sono un vero bene.
4. non facciamo mai confronti. C’è sempre qualcuno “più” di me.
Chi ha scarsa autostima si metterà a fare confronti, svalutare gli altri per mettere sé in luce. Un atteggiamento sano da seguire è quello di portare il nostro contributo e condividerlo con gli altri. Dobbiamo spostare l’asse del nostro comportamento dalla testa che fa confronti al cuore che ha sentimenti (Grun).
5. cerchiamo di stare bene con noi stessi, essere autonomi, indipendenti dagli altri. Se io ho autostima in me soltanto se gli altri dicono che io sono bravo, mi approvano, dipenderò sempre da qualcuno. Non bisogna farsi” occupare dagli altri”, sia nel bene che nel male.
6. proviamo ad “essere presso di sé” attraverso il corpo, esercitarsi nell’autostima stando in piedi con stabilità, stare fermi come un albero, con le radici radicate a terra, avere un punto fermo, proviamo a stare così stare per cinque minuti, riproviamoci anche domani!

– Autostima e accettazione dell’ombra A.Grun, Ed. SanPaolo (ottimo testo, fondativo)
– Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, D.Demetrio, Raffaello Cortina Editore (lettura importante)
– Terapia dei pensieri, A.Grun, Queriniana (una ri-flessione sul contenuto del nostro pensare )
– Emozioni distruttive. Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione, Dalai Lama D. Goleman, Mondadori (notevoli gli imput per lavorare su noi stessi)
– Umanesimo dell’altro uomo, E.Levinas, Il Melangolo (una preparazione al rapporto con l’altro)
– Verso l’essenziale. L’anima e i suoi discorsi, a cura di D. Biglino, M.Guzzi, Paoline (una risposta sull’io di taglio profondo e coinvolgente)
– Ciascuno è perfetto, l’arte di stare bene con se stessi, R.Morelli, Mondatori ( testo divulgativo con interessanti rinvii bibliografici)
– Le braci, S.Marai, Adelp