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XXVIII Master CIBA

La Grafologia

La Grafologia: brevi considerazioni

Dott.ssa Cecilia Rinaldi

Autore

Cecilia Rinaldi, grafologa, è laureata alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa e diplomata in Grafologia all’Arigraf di Roma.

Ha seguito un corso di approfondimento per ampliare le conoscenze di grafologia aziendale-professionale a Milano, e un corso sui primi elementi di grafologia morettiana (metodo italiano), a Milano.

Attualmente è presidente di Arigrafpisa, docente ai corsi triennali di grafologia e docente al “Master in Comunicazione, Banche e Assicurazioni” organizzato da Eraclito 2000 in Pisa.
Lavora presso varie scuole di tutti i livelli di Pisa e provincia e da breve tempo ha un incarico professionale al Centro per l’Impiego della Provincia di Pisa.

Spesso mi sono sentita chiedere durante un incontro, una lezione, un aggiornamento proposto a insegnanti e genitori, se per fare il grafologo è necessario avere una particolare predisposizione.

Non ho mai saputo rispondere esattamente a questa domanda, ma sicuramente quello che posso dire, senza timore di sbagliare, è che per diventare un buon grafologo è necessario, oltre a portare avanti uno studio serio e costante, il desiderio fortissimo di conoscere l’altro.

Molte sono le possibilità per attuare questa conoscenza, ma è indispensabile che l’interesse per una comprensione profonda sia presente prima di tutto, e forse soprattutto, nei confronti di noi stessi: solo se ho imparato ad essere consapevole di ciò che si muove dentro di me posso ri-conoscere nell’altro sensazioni, emozioni e stati d’animo.

Diceva Jung, padre della psicologia analitica:
“Posso conoscere l’altro solo fin là dove sono arrivato a conoscere me stesso.”

Questo pensiero, che condivido profondamente, mi ha spinto ulteriormente a lavorare per me e ad utilizzare la grafologia nella relazione d’aiuto.

La grafologia si è qualificata da tempo come scienza umana, con propri principi metodologici e canoni precisi. Si richiama ad una tecnica di analisi rigorosa che ha le sue radici nel passato e che prosegue il suo cammino attraverso ricerche attuali sempre più approfondite che la legano in modo imprescindibile allo studio della psicologia.

Non è una scienza esoterica, non è un mezzo che consente di fare diagnosi, né un qualcosa da temere.
A questo proposito consentitemi di raccontare un breve aneddoto ormai di qualche anno fa:
Incontro una conoscente che non vedevo da molto tempo in un negozio. Ci salutiamo e lei mi chiede come mai non mi ha più vista, più incontrata…. Rispondo che sono stata molto impegnata perché ho fatto l’esame di grafologia.
“…grafologia?…” – chiede lei, ed io cerco di spiegarle in due parole cos’è questo mezzo prezioso di indagine e di analisi.
Dopo avermi ascoltato per pochi minuti con aria molto comprensiva mi saluta e dice a bassa voce: “…speriamo di non doverne avere mai bisogno…”

L’indagine grafologica mette l’individuo di fronte a se stesso, è una sorta di specchio che cerca di far luce su quanto è presente nell’animo umano, così complesso e ricco di sfumature.

Decifrare il carattere di una persona attraverso la sua scrittura ha appassionato da sempre le civiltà più antiche.
Un detto cinese del I secolo a.C. dice che: “La scrittura è il disegno dello spirito”; e sembra che già nell’antico Egitto i sacerdoti fossero interessati al significato di certi segni grafici.
Aristotele considerava le diverse modalità di scrittura di persone delle quali voleva individuare i diversi aspetti del carattere.
Ma ci vuole il 1622 per trovare il primo libro che parla di come il modo di scrivere, sia espressione di elementi caratteriologici.
E’ scritto da un medico italiano, Camillo Baldi, e si intitola:
“Trattato come da una lettera missiva si cognoscano la natura e la qualità dello scrivente”.

In seguito molti si sono cimentati nel tentativo di decifrare il carattere dalla scrittura, ma uno studio sistematico su di essa si deve all’Abate Michon (1806-1881), in Francia. A lui si deve il termine grafologia, e a lui si deve l’aver gettato le basi per ulteriori studi e ricerche che hanno portato un suo allievo, Crepieux Jamin (1859-1940), a diventare il caposcuola della grafologia francese.

La grafologia ha numerosi indirizzi e campi di applicazione:

  • il settore peritale, forse il più conosciuto, per il confronto di firme e/o testi presso i tribunali;
  • il settore professionale, di grande utilità nell’orientamento professionale e nella selezione del personale, per far risaltare attitudini e risorse non sempre completamente espresse;
  • la grafologia dell’età evolutiva, che offre valido sostegno ai bambini e agli adolescenti già da quando cominciano a tracciare i primi scarabocchi e, in seguito, nel loro cammino scolastico ed evolutivo fino al raggiungimento dell’età adulta, valutando gli aspetti temperamentali, gli stati d’animo, il perché di risultati scolastici insoddisfacenti;
  • il settore delle psicopatologie, delicatissimo, in cui dallo studio della scrittura, si possono individuare alcune patologie;

e ancora il rapporto di coppia, l’interazione genitori-figli e ogni campo in cui c’è la necessità di una conoscenza più vera e profonda dell’animo umano.

L’intento di questa scienza umana è dunque conoscere meglio se stessi e gli altri, cogliendo i “segni” della scrittura e valutandoli in un continuo gioco di analisi e sintesi, per fare affiorare non tanto “la verità”, ma piuttosto, come dice I.Conficoni “una voce ben sintonizzata che contribuisce ad inquadrare con rigore i problemi, a stimolare riflessioni e favorire corrette soluzioni”.

Ben si comprende dunque, come la deontologia del grafologo sia simile a quella del medico e dello psicologo: rispetto del segreto professionale, dovere di aggiornamento ed esercizio della professione solo se sono presenti adeguate competenze.

Una disciplina affascinante, che ho imparato ad amare grazie anche alla mia insegnante, Jacqueline Caracciolo, che con delicatezza, con intensità, con grande maestria mi ha introdotto all’osservazione della scrittura e mi ha comunicato il rispetto per ogni manifestazione dell’animo umano.

Venire a contatto con questa disciplina consente di cercare di aprire costantemente la mente e il cuore e di agire un ascolto, quanto possibile attento, al messaggio silenzioso che ogni scrittura, nella sua diversità e particolarità, manda al lettore.

Mi sono avvicinata alla grafologia quasi per caso, senza sapere di dare così ufficialmente inizio ad un cammino volto a soddisfare il desiderio che da anni custodivo dentro di me, e che solo una volta avevo espresso ad un amico, con chiarezza ma senza vera consapevolezza:

“Io voglio capire gli altri”.

Prendete una penna, quella che preferite, e un foglio bianco, senza righe.
Scegliete una frase qualunque, concentratevi e provate a scriverla in corsivo, con la scrittura più piccola in assoluto che riuscite a realizzare.

Poseguite scrivendo sempre la stessa frase con dimensione via via sempre più grande, esagerata.

Riflettete sulle sensazioni che avete provato ogni volta che avete scritto la vostra frase e cercate di definirle…

  • Scripta et Sona, E.Manetti, ed. Pioda (per conoscere la storia della scrittura e della semiografia musicale in Italia)
  • Il gesto grafico gesto creativo, Nicole Boille, ed.Borla (un testo di base, indispensabile per chi vuole avvicinarsi alla scienza grafologica)
  • L’anima e la scrittura, A.Teillard, ed.Boringhieri (per un interessante approccio alla “psicografologia” a indirizzo junghiano)
  • La scrittura e il carattere, L.Klages, ed. Mursia (impegnativo manuale su “principi ed elementi di grafologia” del padre della grafologia tedesca)
  • Manuale di Grafologia, P.Urbani, ed. Tascabili Economici Newton (breve manuale ben fatto, per un approccio rapido alla grafologia)
  • Manuale teorico-pratico di grafologia, a cura di R.Di Nola, S.Fiore, P.Franco, G.Tortora- ed.Biblioteca di Orfeo, Roma
    (Il manuale illustra con precisione il percorso di formazione da compiersi nel primo anno di studi del corso triennale di grafologia. E’ chiaro e di facile lettura). Si può richiedere direttamente all’AGIF (Associazione italo-francese di Grafologia) in Roma.
  • Riconoscere un manager dalla scrittura, a cura di C.Poma e B.Brancati, ed. Franco Angeli (Un testo di grafologia professionale che da indicazioni valide – a chi ha già preso confidenza con il testo precedente, per capire come viene utilizzata la grafologia per la selezione delle risorse umane)

Questi ultimi sono due libri che dovrebbero essere letti uno dopo l’altro perché non è possibile prescindere dalla tecnica, seppure minima, se si vuole cercare di comprendere l’utilizzo della grafologia e il metodo grafologico.

…vi accorgerete che solo scrivendo UNA delle frasi, in UNA dimensione vi siete sentiti davvero a vostro agio.

La dimensione della scrittura è legata al sentimento di sé e al tipo di relazione che ho con gli altri e con la realtà: se la mia scrittura è grande o molto grande, perché sono una persona entusiasta, con un grande bisogno di espansione, magari sostenuto da buona fiducia in me, potrò mai essere a mio agio muovendomi in uno spazio limitato, in cui il sentimento della vita e l’impulso dell’Io sono, in qualche modo, più interiorizzati?