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XXVIII Master CIBA

La Comunicazione Orale

La Comunicazione Orale

Prof. Alberto Cavallaro

L’Autore
Alberto Cavallaro è nato e vive a Sesto F/no (Fi).

Svolge la sua principale occupazione a Firenze, dove esperto in comunicazione, cura fra l’altro i contenuti tecnico/scientifici di mostre ed eventi divulgativi per conto della società per cui lavora.
Attualmente insegna dizione, lettura espressiva e interpretazione poetica, presso la scuola TelemeTeatro/Scenaperta a Firenze e presso l’Università dell’Età libera, Agenzia Formativa/ SestoIdee di Sesto fiorentino.
Ha scritto articoli di vario genere su riviste locali di divulgazione culturale e sportiva e curato presentazioni e prefazioni di libri di poesia e narrativa. Negli ultimi anni ha vinto il 1° premio al Concorso Internazionale “Miguel de Cervantes” di Barcellona (Spagna, ottobre2000) per una silloge di “Poesie abbinate alle immagini”, il trofeo “Pier delle Vigne” al concorso “La Rocca” di S. Miniato (2001) ed il trofeo “Leone di S. Marco” al Gran Premio Internazionale di narrativa e poesia “Città di Venezia”. Nell’ottobre 2002 ha vinto il primo premio al concorso “Charles Baudelaire” a Parigi, nella sezione “Poesia singola”. Come voce recitante ha preso parte a vari recitals, interpretando testi di autori contemporanei e classici, rappresentati in vari teatri della Toscana e di altre regioni.

Negli ultimi anni ha tenuto lezioni al Master Comunicazione Eraclito2000 a Pisa, rivolto a giovani, italiani e stranieri, laureandi e neolaureati in tutte le discipline, e a operatori del settore comunicazionale, assicurativo e bancario.

Spesso mi è stato chiesto chi può essere interessato all’argomento che vado a illustrare.

La risposta è molto semplice: chiunque.
Chiunque, che per un qualsiasi motivo, debba comunicare oralmente. Mi riferisco ad attori, politici, insegnanti, manager, ecc. Tutti coloro cioè, che hanno modo di usare la voce in pubblico o con superiori, colleghi, collaboratori, ascoltatori occasionali o meno. Quindi, continuando in un elenco approssimativo, anche medici, commercianti, rappresentanti, religiosi e molti altri. Certo, colui che usa la voce per scopi professionali ne avrà ancor più bisogno, ma anche le persone che svolgono le professioni più comuni si renderanno conto che parlare “bene” è un plusvalore irrinunciabile.

Parlare “bene”, in questo caso, non significa soltanto dire cose interessanti o di grande spessore culturale. Significa semplicemente esprimersi in modo chiaro, intelligibile, convincente, che induca stima, fiducia e ammirazione. A tutti è capitato di essere sepolti da tonnellate di parole e di suoni. Sentirsi sommersi di materiale, magari pregiato, ma riversato addosso senza ritegno, a voce troppo alta o troppo bassa. Fiumi di parole a mitraglia o al contrario, separate da lunghe pause, talvolta con accenti o intercalate dialettali fastidiosissime!

Premesso di non voler affatto cancellare linguaggi familiari o dialettali, che possono rimanere bagaglio culturale e personalissimo di ciascuno di noi, queste pagine intendono portare il lettore a conoscenza delle problematiche legate alla comunicazione orale e in particolare al suo perfezionamento tecnico; a capire i meccanismi di base della fonetica e dell’ortoepia della lingua italiana, nonché le variabili legate a fattori prettamente emotivi.

Capire perché alcune persone, quando parlano, vengono descritte come monocordi, noiose, poco convincenti o enfatiche, e perché altre, al contrario, danno la sensazione di essere intelligenti, colte, carismatiche, persuasive, simpatiche e perché no, anche attraenti, solo per il fatto che catturano l’attenzione generale appena “aprono bocca”.
Naturale quindi che per parlare bene occorra avere innanzitutto una ottima padronanza delle leggi fonetiche e ortoepiatiche della nostra lingua.
La fonetica come sappiamo, pone regole per la pronuncia di suoni semplici e composti (fonemi elementari e altri suoni composti) che si possono definire brevemente come suoni o rumori del linguaggio articolato e sono caratteristici di una lingua. L’ortoepia invece regola la corretta pronuncia (accenti tonici, fonici, rafforzamenti e il pronunciamento differente della stessa lettera o dello stesso suono per lettere diverse) es. esse e zeta, dure o dolci; la “c” dura e la “q”, ecc)

Si definiscono “suoni” o “rumori” quelle sensazioni percepite dall’organo dell’udito che nascono da vibrazioni prodotte da un corpo e che si trasmettono attraverso l’aria.
Nel caso della voce umana possiamo dire che il linguaggio è l’insieme di suoni prodotti che formano le parole e che quindi comunicano significati, emozioni, impressioni, pensieri e sentimenti.

I suoni che, sappiamo essere in numero limitato, variano da lingua a lingua, insieme formano però, centinaia di migliaia di parole e le parole danno vita al linguaggio in ogni sua complessità.
Dicevamo che esistono, nelle varie composizioni delle lettere di una lingua, un numero limitato di suoni.

L’alfabeto italiano sappiamo essere composto da 21 lettere: 5 vocali, 15 consonanti, 1 muta (h).
Ma in esso si possono identificare 28 suoni principali.

Nel parlato, come nel canto, chi fa uso professionale della voce, deve anzitutto imparare a respirare: una buona respirazione è indispensabile per ottenere una buona dizione.

La respirazione corretta, ai fini di una buona comunicazione orale, si definisce “respirazione diaframmatica”.
Tale respirazione permette agli organi fonatori di lavorare nella condizione migliore, senza cioè, essere stressati o condizionati da posizioni innaturali che ne limitano il rendimento.
La respirazione diaframmatica avviene spontaneamente nella posizione supina (orizzontale con il viso rivolto al soffitto).

Nelle posizioni “in piedi” e “seduti” occorre seguire alcune regole semplici.

  1. Posizione delle gambe ben equilibrate e in linea con il baricentro
  2. Inspirazione profonda con riempimento dei polmoni partendo “dal basso” (similitudine al riempimento di un fiasco).
  3. Spalle rilassate
  4. Espirazione (e dosaggio dei fiati) con appoggio della voce sul diaframma.

Al fine di abituarsi a respirare in modo utile, di ottenere il massimo rendimento durante una lettura o durante una comunicazione orale di qualsiasi genere, si può ripetere il seguente esercizio:
assumere la posizione corretta descritta sopra al punto 1)inspirare profondamente come al punto 2) controllando che l’aria entri iniziando a riempire prima la parte inferiore dei polmoni e facendo sì che il sollevamento del ventre avvenga prima dalla parte bassa dello stesso.
Una volta pieni i polmoni, espirare molto lentamente cercando di prolungare il più possibile la fuoriuscita dell’aria dalle labbra e controllando che l’abbassamento del torace inizi dall’alto.

La ripetizione di questo semplice esercizio porterà risultati sorprendenti relativamente all’aumento della capacità di sostenere a lungo emissioni di fiato. In tal senso si possono valutare i progressi contando a voce alta, durante l’emissione di fiato, e sperimentando il raggiungimento di numeri sempre più grandi con il passare dei giorni.

Spesso il funzionamento dell’apparato fonatorio di un essere umano viene paragonato a quello di uno strumento a fiato.

Vengono così identificati come organi risuonatori la cavità orale, la faringe e le cavità nasali.
Continuando nella similitudine risulta di facile intuizione come i polmoni, la trachea, il diaframma, siano organi di emissione di fiato.

La produzione e la formazione vera e propria dei suoni avvengono, invece, con l’interessamento della Glottide, che permette il passaggio dell’aria nelle vie respiratorie, l’Epiglottide che si può considerare come una lamina che permette di modulare i suoni secchi e morbidi; la Laringe atta alla produzione dei suoni vocalici ed equiparabile all’ancia di uno strumento a fiato.
Le corde vocali, che producono le variazioni di tono (tese al falsetto e rilassate ai registri bassi) e, infine, l’Ugola, appendice vibrante, che separa la bocca dal retrobocca.
Alla corretta fonazione sono interessati vari organi della bocca e in particolare: Labbra, Lingua, Palato, Velo palatale e Arcata Dentaria.

Scansione ed Articolazione
Quindi, possiamo riassumere che tutti gli organi, descritti nelle loro funzioni caratteristiche, sono dedicati alla formazione del linguaggio complesso. Ciò avviene mediante l’articolazione dei suoni all’interno della bocca o dei risuonatori, dal movimento dei muscoli facciali intorno all’organo vocale tramite l’ostacolo dei denti, delle labbra, nel naso, nel palato o nel velo palatale.

Queste considerazioni aiutano a comprendere quanto importante sia, ai fini di una dizione perfetta, quelle che vengono definite “articolazione e scansione sillabica”.Una perfetta scansione sillabica e quindi una buona articolazione nascono dall’elasticità e dalla capacità di far assumere agli organi preposti, posizioni e movimenti corretti.
L’allenamento, con ripetizioni e lo sviluppo dell’elasticità, sono alla base di tutti gli esercizi mirati a tale scopo.

Ecco alcuni esempi di esercizi comunemente adottati da professionisti della voce:
– Lettura con ostacoli nella cavità orale (lapis fra i denti, lettura a “denti stretti”).
– Lettura scandendo distintamente le sillabe e muovendo esageratamente labbra, lingua e mandibola.
– Letture con aggiunta di consonanti dentali alla fine di ogni parola per evitare chiusure mute o semimute.
– Vocalizzi su fonemi di difficile dizione (str, sbr;scr, scher, strs…ecc)
– Respirazione lenta diaframmatica alternando piccola e grande capacità di ispirazione.

– Telemetateatro, “Corso di dizione e lettura espressiva – Dispense” , Scuola Scenaperta c/o Fondazione il Fiore, Firenze
– G. Graffi – S. Scalise, “Le lingue e il linguaggio”, Manuali; ed. Il Mulino
– N. Ramorino, “Nuovo corso di dizione”, DVE Italia
– U.Lanari, “Manuale di dizione e pronuncia”, ed. Giunti. FI