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XXVIII Master CIBA

La Comunicazione Orale – II Parte

La Comunicazione Orale – II Parte

Prof. Alberto Cavallaro

La voce
La Voce, in una delle tante definizioni, viene descritta come il suono che esce dalla bocca di un essere umano quando canta o parla.
Spesso si dice che una buona (o bella voce) deve essere: robusta, sicura, chiara. Non deve apparire, al contrario, acuta, stridente, tremula ecc. E’ chiaro che esistono numerosi aggettivi per descrivere una voce e di seguito ne vengono riportati alcuni.

Una voce può essere:
Forte, Sonora, Piena, Robusta, Debole, Fioca, Argentina, Limpida, Squillante, Roca, Stridula, Gutturale, Nasale, Velata, Indistinta, Monocorde, Singhiozzante, Balbettante ecc…

In gergo teatrale si parla di voce di TESTA per i falsetti e toni acuti nasali (si dice che esce da dietro le orecchie),voce di GOLA per falsetti e toni medi retropalatali (si dice che esce dall’ugola), di PETTO (o toracica) tipica dell’apparato fonatorio femminile e infine si definisce voce di DIAFRAMMA con toni a frequenze vocaliche medie o più basse, quella emessa a diaframma basso o che “poggia” sul diaframma, (tipica dell’apparato fonatorio maschile).

Il tono dà alla vocalità un movimento in verticale: ascendente dal grado più grave a quello più acuto, o viceversa.
Nel “canto” l’estensione del registro vocalico si può classificare in circa due ottave.
Nel “parlato” invece, per trasmettere la quasi totalità delle manifestazioni espressive, è più che sufficiente un’estensione di un ottava e mezzo.

Classificazione numerica del tono (convenzionale)

1.2.3 = tono da grave-basso a medio -basso
5-6-7 = tono medio
8-9-10 = tono da medio alto ad acuto

n.b. Chi, nel parlare, non “muove” la voce nell’ambito tonale completo, viene spesso indicato come un oratore “monocorde” o monotono.

Il volume è il grado di sonorità percepito dall’orecchio dell’ascoltatore.
Il volume della voce è spesso funzione del carattere emozionale del contenuto.

n.b. Aumentando il volume il ritmo rallenta.

Si usa descrivere “intensità espressiva” il grado di energia emotiva, di forza interiore ed espressiva, trasmessa dall’oratore o dall’attore, al pubblico.

Si definisce “colore” l’insieme delle molteplici modulazioni che facciamo assumere alla nostra voce, al fine di esprimere con essa tutte le sensazioni emotive che proviamo e che cerchiamo di trasmettere.

Il “colore” quindi è:
sentimento, emozione, adesione, critica, commento, ragionamento.

La manifestazione interiore di tutto ciò che, prima di divenire “suono”, viene percepito all’interno di un testo o di una qualsiasi espressione vocale.

Quindi si dice che una voce può assumere un “colore”:
grave, solenne, affettuoso, drammatico, bonario, scherzoso, convincente, imperioso, afflitto, lacrimoso, iroso, implorante, umile, minaccioso, fiero, ironico, cordiale, amoroso, sincero, malizioso, romantico, accondiscendente, narrativo, indifferente, accorto, aggressivo, violento, volgare, triste, affermativo, ansioso, interrogativo, conclusivo, esplicativo, sensuale… e molti altri aggettivi che possono essere arricchiti con numerosissime sfumature, o combinazioni, create dalla sensibilità dell’oratore

Il ritmo è dato dal succedersi degli “accenti”, dalle variazioni toniche le quali, a loro volta, sono regolate dai segni di punteggiatura.

Il ritmo, se ben usato, è l’elemento più importante per non rendere monotona un’esposizione. Esso regola le pause, le sospensioni, i legamenti e la velocità espressiva di sillabe, parole e frasi.

Essendo la voce “funzione” di organi fisici muscolari che possono essere condizionati con l’esercizio e l’allenamento, è chiaro che siano stati studiati metodi per migliorare o correggere, là dove fosse necessario, le caratteristiche negative di alcuni apparati fonatori.

Quindi, al fine di correggere voci, rafforzandone resistenza e potenza o per migliorane eventuali sgranature o tremolii, è buona cosa eseguire esercizi che si basino sulla emissione e ripetizione di suoni a varie intensità e a diverso volume. Tali esercizi riguardano principalmente i suoni vocalici.

Diverso è il caso in cui si manifestino difetti di pronuncia o di fonetica: in tal caso non si tratta di migliorare le caratteristiche fisiche di potenza o timbriche di una voce, ma di correggere eventuali difetti che possono derivare dalla non corretta posizione degli organi fonatori nella loro funzione di formazione del suono articolato (parola).

Si possono avere infatti, soggetti dalla voce potente e cristallina che per motivi diversi non riescono a pronunciare correttamente i fonemi della lingua madre.

La voce è il mezzo essenziale d’espressione, ma anche il “corpo” può supportare ed ampliare la comunicazione orale.
Il gesto può far risaltare i punti salienti di un’esposizione, ma gesticolare spesso e senza motivo, disturba e distrae l’ascoltatore dal significato delle parole. In particolare si può descrivere come atteggiamento corretto quello di presentarsi, busto eretto, dando impressione di calma e sicurezza. Non agitare inutilmente e nervosamente le mani, ma sottolineare con movimenti lenti eventuali punti importanti. Evitare nell’esposizione di perdere lo sguardo nel vuoto. Cercare infine, di non fissare un singolo interlocutore, ma indirizzare lo sguardo sopra le teste della “platea di ascolto”.

In ogni comunicazione orale, sia essa trasmessa in lettura che mnemonicamente, si ha una personalissima interpretazione che viene trasformata in espressione dei propri pensieri a seconda della sensibilità di ogni singolo relatore. Si può dire che l’“espressione” è la manifestazione esteriore del pensiero emotivo mentre l’“interpretazione” fissa il pensiero in parole e frasi.

Per interpretare ed esprimere ciò che vogliamo comunicare in modo che il nostro messaggio venga recepito nel modo più efficace si devono seguire alcune regole generiche. Si deve cercare di non spezzare un’immagine, un sentimento, una descrizione con troppe o superflue pause e non scindere mai il sostantivo dall’attributo che lo precede.
Occorre dare il giusto risalto alle frasi principali nei confronti delle secondarie, cercando di aderire al testo per identificarlo nella sua essenza più profonda e infine esplorarne creativamente i vari elementi espressivi già visti come colore, ritmo e volume.
La comprensione, l’uso delle regole e dei meccanismi della fonetica e dell’ortoepia della lingua italiana sono la base per una dizione corretta e perfettamente intelligibile.
Con questa base si mettono i presupposti allo studio e alla ricerca della migliore impostazione possibile della voce e, dove necessario, al suo potenziamento e correzione di eventuali difetti.

Ma non dimentichiamo che per un “buon ascolto” non basta una perfetta dizione.
Per trasformare in immagini, per fare “vedere” ciò che si racconta, dovremo sviscerare con un’analisi approfondita il “sottotesto” colorando, prima che escano dalla nostra bocca, le emozioni in esso nascoste. Solo così saremo in grado di trasmettere gli innumerevoli significati emotivi del nostro pensiero o di quello degli autori dei brani che andremo a leggere o trasmettere mnemonicamente.

– Telemetateatro, “Corso di dizione e lettura espressiva – Dispense” , Scuola Scenaperta c/o Fondazione il Fiore, Firenze
– G. Graffi – S. Scalise, “Le lingue e il linguaggio”, Manuali; ed. Il Mulino
– N. Ramorino, “Nuovo corso di dizione”, DVE Italia
– U.Lanari, “Manuale di dizione e pronuncia”, ed. Giunti. FI