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XXVIII Master CIBA

La comunicazione autentica e di senso

La comunicazione autentica e di senso

Prof.ssa Diana Pardini

L’autrice
Questo intervento è curato dalla Prof.ssa Diana Pardini esperta in processi formativi e comunicazionali.
Laureata in Giurisprudenza e perfezionata in Filosofia del Diritto all’Università di Pisa e laureata in Scienze della Formazione presso l’Università di Firenze.
AttualmenteDirettrice dell’Associazione Culturale Eraclito 2000 di Pisa, membro del Consiglio Direttivo e Responsabile della Direzione del Centro Studi Giuseppe Romano, libera docente presso Enti pubblici e Associazioni.
Contattate l’Autore per completare la Vostra formazione on-line:
diana.pardini@eraclito2000.it

Introduzione
Tutti i discorsi finiscono, e nessuno dice tutto, così dal libro del Siracide.

Oggi, nel 2009, interessa davvero comunicare?

“ Ah,cara Anima coraggiosa….
Benvenuta…..
Vieni,entra……
Ti stavo aspettando….sì,tu insieme al tuo spirito!Sono contenta che tu sia riuscita ad arrivare fin qui…
…Vieni, siediti accanto a me un pochino. Ecco ritagliamoci un po’ di tempo dalle molte cose ancora da fare. Abbiamo tempo per farle tutte più tardi.
…Ecco prova questa sedia…..e ora un bel respiro….rilassa le spalle e lascia che ricadano nella loro sede naturale. Ho costruito un fuoco apposta per noi; durerà tutta la notte, e riscalderà tutte le storie nelle storie, qui.”(1)

Di Comunicazione Vera ne facciamo ben poca, seguiamo degli ottimi script ma niente di coinvolgente, che lasci qualcosa, che trasformi, evolva, che dia la sensazione di valere per poter rispondere a quel bel titolo di un libro di una nota scrittrice irlandese (2) Sei Qualcuno? si.
Questa è la comunicazione di cui voglio ragionare, ritagliandola concettualmente e ancor di più, renderla tangibile nel fatto che mi tocca nel quotidiano, nel quale il comunicare coincide con il vivere divenendo così essenziale.
Una comunicazione nella quale la persona vale e fa valere il suo interlocutore instaurando un legame di senso, scambiandosi vita, nutrendosi a vicenda e crescendo in umanità.
Guardandoci intoro possiamo notare che chi non comunica veramente, si inaridisce, si ammala, tende a non credere più in se stesso e di conseguenza altera il senso dei rapporti che ha con gli altri.
Comunicare è un fine primario dell’uomo e mi sembra di aver capito che in questi tempi, appare sempre più, sia biologicamente che spiritualmente, un’urgenza.

(1) Incipit del libro La danza delle grandi madri, C.E.Pinkola, Ed.Frassinelli, in cui l’autrice descrive come si prepara e si cura una relazione comunicativa profonda, sono parole che si leggono e si rileggono ancora, come un canto rilassante, una piacevole nenia ristoratrice.
(2) N.O’ Faolain, scrittrice irlandese, questo è il suo libro d’esordio, la protagonista affronta se stessa, la sua storia difficile in un contesto altrettanto complesso. Sei qualcuno? Ed. Le Fenici Tascabili.

La comunicazione umana è un argomento che in generale piace, come si parla di “comunicazione” le persone mostrano interesse e partecipazione.

La motivazione è semplice: dal punto di vista comportamentale, ognuno di noi comunica costantemente con parole o in silenzio, in azione o in stato di inattività.
Qui parleremo soltanto della comunicazione che resta, che contribuisce allo sviluppo della persona, privilegiandone l’aspetto che coinvolge, tralasciando tutto il superfluo che confonde mente e cuore.

Perché la comunicazione da concetto si traduca in esperienza e dunque in vita, occorre fare un passaggio nodale, applicandolo noi per primi: quando qualcuno “comunica” con noi, non dobbiamo fermarci alle parole ma ascoltare ciò che quella persona in realtà sta dicendo.

Non mi riferisco qui ai noti codici comunicativi, il verbale, il vocale ed il gestuale con il loro diverso impatto sull’interlocutore.

Sappiamo che sul piano dell’impressione comunicativa, le parole ed i contenuti incidono in parte, un ruolo primario lo svolgono il paraverbale ed non verbale, ma voglio alludere anche ad altro.

Oggi,di fronte al mio interlocutore credo che l’atteggiamento da coltivare sia quello di una forte e sentita ricezione di tutto ciò che l’altro esprime, dice con le parole, con i gesti, con la voce e le sue infinite modulazioni, con gli abiti ed i segnali che inviano, con gli oggetti che ha portato con sè , con l’ambiente in cui mi accoglie, con quella parte di sè che non è visibile ma io sento, avverto qui ed ora.

E’ noto che la comunicazione comporta un’esteriorizzazione e trasmissione di un processo interno: provo un’emozione, essa è radicata nel mio corpo, è gioia, è dolore, per sua natura (e-mozione significa muoversi in fuori, pro-tendersi) deve emergere, essa può far vibrare il mio corpo, illuminare il mio sguardo, dare un tono alla mia voce, condizionare un gesto. Il processo emotivo diventa un ponte che mi permette di giungere all’altro, un ponte vitale, da cui dipende gran parte della mia esistenza.

Al nostro comportamento di comunicazione così vissuto, l’altro non può non rispondere, aprendo inevitabilmente un circuito comunicazionale profondo.

Interiorità ed esteriorità si vanno ad intrecciare in una bella armonia che offre l’occasione all’altro di conoscere la nostra persona e a noi stessi di esprimerci in pienezza.

In tale prospettiva “la sincerità è la chiave della comunicazione“, valore-madre di tutte le possibili considerazioni sulla comunicazione, il valore che si riflette sul vissuto.

Propongo di seguito alcune regole utili ad ogni persona per avviare una piccola verifica sulla propria esperienza di “comunicatori”. Siamo tutti generici comunicatori, la differenza la fa la consapevolezza ed il desiderio di migliorare la nostra comunicazione perché arrivi significativamente all’Altro e non ristagni in noi stessi.
Le semplici regole che ho indicato potranno costituire una segnaletica per diventare comunicatori autentici. (3)

(3) Cfr. D.Boadella in La psicoterapia del corpo, Astrolabio, p.136

La prima regola è come un sasso lanciato con forza nello stagno: comunico sempre.
Un famoso studioso della comunicazione umana Watzalawick (4), che ho avuto l’onore di ascoltare personalmente, sosteneva che “comunque ci si sforzi, non si può non comunicare”.

La conoscenza fredda della regola dice ben poco, non è sufficiente per capirla a fondo, essa va calata nella padronanza della nostra comunicazione.
Per far questo è essenziale che io sia presente a me stesso che comunico.
Come?
Provate ad osservarvi in qualche semplice situazione comunicativa, ad esempio:
entro in un bar, comunico con il mio abito ed il mio stile chi sono , chiedo un caffè utilizzando la formula – “un caffè” oppure “buongiorno , gradirei un caffè “ , accompagnata da un bel sorriso oppure da un atteggiamento distaccato, oppure ancora, pronuncio quelle stesse parole assorto nei miei pensieri, oppure…
Approfondite questo apparentemente banale episodio ed altri, anche maggiormente significativi, che vivrete nella giornata. Inaspettatamente scoprirete una miriade di realtà comunicative inosservate, di cui è molto interessante ri-appropriarsi.

(4) P.Watzlawick, studioso americano di comunicazione recentemente scomparso, ricercatore del Mental Research Institute di Palo Alto in California. Di Watzlawick è molto interessante leggere Pragmatica della comunicazione umana, Ed. Astrolabio

“Presidente io? Non so dire due parole in fila.”
“Tu, perché no? Tu sai stare a sentire. Questa è la prima qualità di chi deve parlare.” (5)
E. De Luca

L’ascolto è comunicazione alta, senza ricezione piena del detto e del non detto, del movimento e del comportamento e, con grande difficoltà, di ciò che emerge da dimensioni più profonde, senza tutto ciò, non può esservi una comunicazione che passa da una persona ad un’altra e si trasforma in pietra per costruire, creare, crescere nel rapporto umano.

Ascoltare è un’impresa ardua, ad ascoltare le persone si impara gradualmente, occorre impegnarsi a non prevalere con il nostro parlare…ho spesso osservato in me stessa e negli altri un impulso forte a volere raccontare, imporre un concetto, prevaricare con un pensiero (6).

Talvolta avrete notato atteggiamenti logorroici: voglio parlare io, oppure monopolizzazioni della conversazioni, ecco qui manca comunicazione.
Quindi ri-vediamo il nostro porci di fronte alle persone, mettiamoci in uno stato d’animo di attesa partecipativa, facciamo spazio all’altro, anche materialmente.
Accolgo la persona con un saluto caloroso e sorridente, con calma, con gesti rassicuranti la invito a sedersi, con brevi domande offro spazio alle sue parole, cerco di capire le parole ma anche il suo comportamento e la vita che custodisce, ascolto.
Mi accorgo che ogni volta che mi propongo di osservare la regola dell’ascolto, la conversazione va più a fondo, riesco a comprendere meglio il mio interlocutore, sento di crescere personalmente ed in relazione all’altro.
Mi rendo conto che è una questione d’esperienza, più pratico l’ascolto e più frutti raccolgo.

Non ci vuole fretta, l’ascolto trae il proprio nutrimento dal tempo.

(5) E.De Luca, Il giorno prima della felicità, Feltrinelli, 2009, p.40
(6) Sull’ascolto segnalo il capitolo “Usare ogni giorno le proprie competenze di ascolto” in Leader efficaci, Edizioni La Meridiana, di T.Gordon, p.51. Tomas Gordon è uno psicologo clinico americano, stretto collaboratore di C.Rogers
Da tener presente il libro di M. Sclavi, Arte di ascoltare e mondi possibili, Mondadori, in particolare la pagina, più volte singolarmente ripetuta nel testo, “Le sette regole dell’arte di ascoltare” p. 115, p. 178, p. 249.

Un aspetto particolarmente coinvolgente ed interessante, di facile intuizione per ciascuno di noi, è l’osservare come la nostra comunicazione contagia le persone che abbiamo vicino e conseguentemente influenza il loro comportamento di reazione.
Seguendo la logica dei piccoli episodi, ricostruite il vostro ingresso in ufficio di stamattina e i contatti che avete instaurato.
Ad esempio: la mia tensione ha attivato quella della mia collega e si è andato costruendo un conflitto rilevante che mi ha impedito di portare a termine il compito prefissato.
Perché ?
Goleman, lo psicologo americano autore del famoso best seller “Intelligenza emotiva”, definisce con grande acutezza l’ufficio come una serra di emozioni. Ma il concetto può essere mutuato per altri ambienti come la casa, la classe a scuola, sedi di gruppi o associazioni.

Ognuno di noi deve essere consapevole di quanto può incidere fortemente sul piano comunicativo, infatti questa terza regola può essere paragonata ad un virus: comunico ed influenzo interlocutore ed ambiente.

Non possiamo dimenticare che sul piano psicologico l’atteggiamento umano ha generalmente un effetto alone, cioè condiziona emotivamente.
Trasmettiamo e avvertiamo lo stato d’animo di chi ci è vicino, le emozioni sono terribilmente contagiose!
Pensate a quante volte siamo stati seduti accanto ad una persona nervosa in preda ad un ballettio continuo oppure siamo stati accanto ad una persona sorridente e distesa.
Ri-pensate al vostro comportamento di reazione e ne noterete la diversità.

Ancora Goleman lo conferma: “noi inconsciamente imitiamo le emozioni mostrate dagli altri attraverso una mimica motoria inconsapevole che coinvolge l’espressione facciale, i gesti, il tono di voce e altri segnali non verbali dell’emozione “ (7).

Ogni gruppo che sia team di lavoro, classe, famiglia o coppia, può essere considerato allora come “un circuito di retroazione”, ciò significa che il comportamento di ogni persona influenza ed è influenzato dal comportamento di un’altra persona. Non è poca cosa, proviamo a tenerne di conto.

(7) D.Goleman, Intelligenza emotiva, BUR, p.145

A questo punto del nostro ragionamento, appare evidente che la comunicazione è una disciplina dell’io e come tale si può avvalere di regole e strategie, si può apprendere, si può affinare ed approfondire.
La comunicazione parte da un Io, semplificando: la comunicazione parte da me, sono io il protagonista, l’attore principale.
L’esperienza mi dice che serve veramente a poco lavorare sulle tecniche di comunicazione se non focalizziamo l’attenzione sul soggetto.
L’accento deve essere messo sulla Persona, è la persona che fa la differenza, siete voi che fate la differenza.
Alla fine io comunico il mio io, comunico Diana perché la comunicazione passa dalla psiche e dal corpo e va a raggiungere un’altra psiche ed un altro corpo.
Su questo dobbiamo fermarci a ragionare.

Sempre di più si erode la sostanza ed il vissuto di comunicazione: si informa, si pubblicizza, si notizia, si messaggia, ma, mi chiedo e vi chiedo, si comunica?

Comunicare deve significare entrare nell’Altro, dirgli qualcosa d’importante, interessarlo, scuoterlo, renderlo partecipe, condividere con lui qualcosa di forte e di vivo.

Del resto la communicatio nel mondo classico era la partecipazione, e communicare significava mettere in comune, dividere, condividere, far partecipe, essere partecipe, avere relazioni. Anche se l’argomento è di moda e modernissimo, nihil novi sub sole.

Questa regola è quindi il cuore della comunicazione: comunico me stesso, e, come amo sempre ricordare, comunico un unico, un irripetibile.

Comunicare con le parole costituisce la norma di tutti i nostri giorni, una replica di costante applicazione.

Vivere le parole, imparare ad esserne attenti gestori, ad esserne consapevoli è l’obbiettivo.
La padronanza del linguaggio ha un riflesso sul piano della consapevolezza di sé, le parole che uso sono le mie parole, parlano di me, Heidegger (8), grande filosofo tedesco, con un’immagine suggestiva, che rende magnificamente l’idea, ha definito il linguaggio “la casa dell’essere“.

Questa definizione mi ha suscitato un piccolo esercizio: provate a stilizzare una casa e utilizzare fondamenta–parole, mattoni-parole, tetto-parola, scale-parole, finestre-parole, porte-parole, giardino-parola.
Lasciatevi condurre dai simboli che le varie parti della casa vi evocano e poi rimirate la vostra personale casa dell’essere.

Così Hillman descrivendo Corbin ”Egli parlava da dentro le sue parole: era le sue parole” (9)

Sul linguaggio desidero riportare un mio appunto di una spiegazione di Antonella (10), amica carissima, in lei spiccava un’abilità meravigliosa nel parlare di filosofia, l’appunto si riferisce al pensiero di Ludwing Wittgenstein (11):
“ il linguaggio rinvia principalmente al futuro, esso è sempre anticipatorio e diretto a modificare l’atteggiamento altrui. Il linguaggio è sempre azione, è sempre iscritto nella sequenza generale del comportamento. In questo senso Wittgstein concepisce il linguaggio come il linguaggio del mondo: una forma di comportamento paragonabile al movimento delle braccia, delle gambe, della testa. Il linguaggio verbale, come forma più completa di comunicazione, non può venir separato dal resto del comportamento umano.”

Così ho trascritto su un mio quadreno la spiegazione di Antonella, un ottimo contributo a guardare al nostro linguaggio in una prospettiva diversa, a guardare alle parole che dirò, all’influenza che esse avranno per il mio interlocutore, al fatto che esse risultano parte integrante del mio agire umano. Le parole sono gli elementi costitutivi della comunicazione, sono gli attrezzi della comunicazione.

Il verso di Ungaretti (12) sottolinea il lavoro di ricerca, di attenzione alla parola
“quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso”

Laing, psicanalista inglese, individua parole che diventano nodi per mettere in trappola l’altro oppure nodi per fare male a se stessi.
Il linguaggio, cosi come si è evoluto, è madre della cultura ma anche della nevrosi, le parole diventano modi per de-finirsi e per de-finire gli altri e tali de-finizioni creano confini, frontiere, false identità.
Sarebbe molto interessante ri-pensare alle parole dette su di noi da genitori, amici, insegnanti, compagni, figli, colleghi….vi sono parole che hanno fatto crescere e lievitare le nostre persone ma ve ne sono state altre dannose, che risuonano nella mente e nel corpo: Schatzman,psicologo inglese, parla addirittura di malattie psico-semantiche.

In un libro scritto per bambini, la scrittrice Susanna Tamaro racconta di parole- ragno, di parole-scorpione e poi introduce una bella idea: le Parole Diverse.
La scrittrice precisa che non erano parole freccia, oppure parole-sasso-in-faccia, erano parole che invece di chiudere le porte, le aprivano, erano le parole-chiave che andavano sempre avanti esplorando l’aria, cambiando una cosa in un’altra cosa (13).
Uno spunto interessante per ri-pensare alle parole che utilizziamo nel nostro quotidiano, mi sembra bellissimo poter giocare mentalmente ad individuare le parole diverse.
Oggi, sto esaminando la giornata e cercando di ricordare il mio parlare, non è facile trovarle, poi una parola detta a mia figlia,”profondità” unita ad un lungo abbraccio, credo sia la parola diversa di questa giornata.

Non dimentichiamo poi che “ogni parola inutile è una ferita inferta alla verità.
Ecco perché, in silenzio, è più facile agire concordemente a essa.” (14)

(8) M.Heidegger, filosofo tedesco, 1889-1978
(9) L’anima del mondo e il pensiero del cuore, J.Hillman, Adelphi, p.44
(10) A. Musu, laureata brillantemente in Filosofia a Pisa, specializzata al Benedetto Croce a Napoli, impegnata nell’organizzazione di convegni filosofici per il Comune di Rosignano Marittimo, socia fondatrice di Eraclito 2000, è scomparsa il 6 ottobre del 1997, persona di rara umanità, vive nel mio cuore.
(11) L.Wittgenstein, filosofo logico austriaco,1889-1951
(12) G.Ungaretti, poeta e scrittore,1888- 1970
(13) In Tobia e l’angelo di S.Tamaro,Salani,un libro da leggere a qualsiasi età.
(14) Così M.Gandhi , in Chi segue la verità non inciampa”, San Paolo, 2002, p.25

“Perchè non vi guardate tutti in viso
e non riconoscete in voi la vita
dove tutti siamo?” (15)
M. Luzi

Questa regola è come uno specchio, constata una realtà evidentissima a tutti noi: comunico con il volto.
Evidente ma non sempre acquisita, è allora essenziale sottolineare l’importanza del volto: guardate bene il vostro volto, conoscetelo a fondo, chiedetevi se vi esprime, se tutto quello che avete dentro esce sul vostro viso, riflettete sul rapporto io interiore con il volto esteriore.
Delicata e stimolante la metafora che descrive il nostro volto come un giardino:
“Bene, anche il suo viso è un giardino. Lo mantenga sempre bello con un sorriso. Non importa se piove, c’è il vento o c’è il sole. Ci sono fiori che quando piove diventano più belli perché le gocce d’acqua scorrono sui loro petali….Sorrida, sorrida sempre, signore.” (16)
Grazie al volto l’invisibile che è dentro di noi si fa visibile e si manifesta, il volto umano è il medium, è come “l’interlocutore tra il segreto del nostro io e il linguaggio del corpo” come bene esprime lo scrittore Marc Gafni.
Il volto, come il nome, è un simbolo del nostro io più vero.
Essere senza volto, perdere la faccia significa perdere noi stessi, la nostra identità.
Quante volte in una conversazione abbiamo detto: “ne parleremo dopo, non è il caso di farlo al telefono, parliamone faccia a faccia”. Vogliamo raggiungere una qualità di comunicazione che non si può ottenere con il telefono, fax o e mail, voglio parlare alla tua interiorità.
Possiamo sperimentare la regola osservando l’affascinante immagine di una faccia:
guardiamoci in volto, ma anche impariamo a leggere i volti degli altri, chiediamo feedback sul nostro volto, gli occhi, la bocca e l’espressione d’insieme, domandatevi e domandate, se riuscite a far passare i sentimenti, pensieri, a far passare l’io sul vostro viso.

(15) La domanda è di Giovanna, moglie del pittore Simone Martini nell’opera di M.Luzi “Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini”, Garzanti, p.16 (16) Così si rivolge la vecchia saggia al protagonista del libro Il seme di Dio , di C.Romao, Ed.Italianova, p.119

L’ultima regola è un lievito, può veramente cambiare i nostri rapporti umani e di conseguenza la nostra vita:comunico costruendo, comunico positivo.
Come fare?
Abbiamo detto che comunicare significa ascoltare attivamente l’Altro, ascoltare molto e con massima attenzione, captare il messaggio che arriva per diversi canali e quindi comunicare significa affinare la nostra capacità profonda di ricezione.

Il senso deputato all’ascolto è l’udito, è noto che non basta colpire l’orecchio con il suono, esso è un organo particolarmente delicato perché raggiunge il pensiero della persona.
Bisognerebbe non dimenticare che la parola penetra l’orecchio e si fa carne nella persona, ricordarlo sempre, in ogni occasione.
Quando comunico una mia idea devo concentrarmi nel proporla positivamente, devo provare a sostituire la critica con i suggerimenti. La questione non si deve spostare su chi ha ragione ma piuttosto sui vantaggi o svantaggi delle varie proposte. Nel momento in cui comunico un mio pensiero devo comunicarlo in tempi brevi perché sia possibile l’interazione effettiva con l’Altro, sia in un dialogo a due che in un gruppo, occorre dare spazio all’Altro ed evitare fenomeni di monopolizzazione.
Mentre comunichiamo, dobbiamo renderci conto se l’Altro/Altri ci capiscono davvero e fare apertamente feedback, come bene raccomandava il Maestro Giorgio Albertazzi (17) nelle sue conversazioni sull’arte di comunicare.
Quando comunico in un gruppo, devo farmi parte attiva perché ogni membro partecipi ed esprima se stesso.

Vorrei sottolineare come la nostra mente sia strutturata in modo tale che tutto si articola in modo linguistico.
Se provo rabbia, dico parole che la esprimono: “oggi sono arrabbiata, tutto mi va storto”.
Bisogna sviluppare attenzione al nostro linguaggio, quante volte diciamo a noi stessi: non sono capace, non mi serve a niente, è troppo difficile, non ce la farò mai, solo a me succede, sono così giù, sono stanca, adesso ricomincia lo stress, che lavoro assurdo, nessuno mi vuole bene, sempre a me, devo risolvere sempre tutto da solo, perché sempre io, ho paura, non ce la faccio più, che sciocchezze, cose inutili, non ho mai tempo per me, che senso ha tutto ciò?
Sono frasi nelle quali inevitabilmente ci riconosciamo, esse ci svuotano e sottraggono energia, intrappolandoci in uno stato d’animo vertiginosamente in discesa.

Se uscite per un attimo da voi stessi e vi osservate, noterete che ripetete uno schema fisso, una specie di copione in negativo. Studi in campo psicologico hanno dimostrato quanto ci auto-suggestioniamo e auto-convinciamo, facciamo tutto da soli. Allora dobbiamo lavorare attivamente sul nostro linguaggio perchè le mie parole sono la mia esistenza, la mia vita è nelle mie parole.
Recentemente ho iniziato a conoscere il pensiero dello psicologo Bert Hellinger (18) che ci dice: “dopo decenni d’osservazione ed esperienza, l’essenziale della felicità si riduce a mio parere a tre parole.”
Le tre parole che lo psicologo indica sono: sì, grazie, ti prego.
Sono semplicemente tre parole che aprono all’altro, Hellinger ne parla riferendosi al rapporto di coppia ma la loro efficacia è mutuabile in qualsiasi relazione umana, pensiamoci: sì, grazie, ti prego.
Proviamo a costruire un nostro linguaggio positivo, vitale, fecondo e costruttivo, utilizziamolo con metodo, prima per noi stessi e poi per gli altri, sperimentiamo e vediamo il risultato, è una scelta che può dare un colore diverso alle nostre giornate.

Iniziamo a dire dentro di noi e agli altri:
“ una soluzione si trova”
“ tutto ha un senso”
“Forza, andrà tutto bene”
“ sempre con calma, rilassati, rifletti “
“ la prossima volta andrà sicuramente meglio”
“ ce la posso fare”

Concludo ricordando una persona eccezionale, Claudio Imprudente che ho avuto modo di ascoltare personalmente e di cui ho letto un libro fondamentale sulla comunicazione. Mi sembra che quanto riporto di seguito, riassuma perfettamente tutto ciò che è necessario sapere per ben comunicare.

Nella breve introduzione al testo, un paragrafo è dedicato a “Imprudente e la comunicazione”:
“Claudio comunica , eccome! Lo fa con poca spesa, in modo evidente e soprattutto efficace…fa piacere vedere Claudio tenere le sue conferenze con una tecnologia leggera: la sua tavoletta in plexiglass si trasforma in un gioco di abilità. Ha ragione Marshall McLuhan:”il medium è il messaggio”. Per l’esigenza di produrre frasi brevi, comunicabili dall’interprete, lo stile di Claudio è denso ma non noioso, intenso ma chiaro e trasparente (come il plexiglass?) Ogni frase è pensata, mai oziosa, si adatta all’uditorio che Claudio ha sempre presente. Il ritmo obbligatoriamente più lento, richiede una concentrazione maggiore e permette di riflettere, ripensare a quello che sta dicendo, assimilarlo, metterlo a confronto con i nostri pensieri. La sua disabilità gli impone di riflettere, di soppesare le parole, di prevedere gli effetti che produrranno. In lui la parola riprende valore…. Dimostra, nella sua necessità di collaborazione, l’esigenza che tutti abbiamo dell’apporto degli altri. Claudio non parla da solo, un’altra persona legge il suo sguardo sulle lettere incollate al plexiglass e comunica il suo pensiero agli astanti.” (19)

Il discorso è importante, provoca una riflessione a fondo su noi stessi e poi, più in generale, sulla comunicazione. Sono convinta che occorra urgentemente arrestare il processo di riduzione della comunicazione e di svuotamento del linguaggio, dobbiamo rifarla nostra e ricolmarla di senso, Claudio Imprudente è sicuramente un ottimo riferimento.

(17) G.Albertazzi, attore di teatro, è stato docente nei Corsi di Alta Formazione dell’Associazione Eraclito 2000, di cui sono la direttrice, tenendo lezioni sull’arte di comunicare.
(18) B.Hellinger, Felicità condivisa nella costellazioni familiari, Tecniche nuove, 2008, p.20
(19) L’introduzione al testo ”Una vita imprudente”di C.Imprudente, Ed. Erickson, è stata scritta da A.Moletto e R.Zucchi.

Per gli esercizi richiamo quelli che ho proposto in corso di lettura del mio intervento

  1. Provate a seguire le parole di Clarissa Pinkola, che ho riportato all’inizio del mio testo, per instaurare una comunicazione profonda.
  2. Praticate quotidianamente l’ascolto e descrivete i risultati.
  3. Il disegno della casa dell’essere, consiglio di svolgerlo su un foglio bianco e di descrivere poi l’esperienza
  4. Coltiviamo il nostro viso come un giardino.
  5. Individuate la parola diversa della vostra giornata, così come la intende Susanna Tamaro.
  6. Provate ad utilizzare con frequenza le tre parole suggerite da Bert Hellinger .

La comunicazione ecologica J.K.Liss Edizioni La Meridiana (fondamenti per una comunicazione efficace ma anche autentica, testo chiave)

La pragmatica della comunicazione umana, P.Watzlawick, J.Beavin, D.Jackson, Astrolabio (testo importante, da leggere)

La psicoterapia del corpo, D.Boadella, J.Liss, Astrolabio (ottimo testo per affrontare la comunicazione corporea)

Il principio dialogico, M. Buber, Ed. SanPaolo (di taglio filosofico, con spunti anche per la pratica della comunicazione autentica)

Il cammino dell’uomo di M.Buber Ed. Qiqajon Comunità di Bose (lettura fondativa)

Intelligenza emotiva D.Goleman BUR (interessante l’attenzione alla sfera emotiva che condiziona fortemente il nostro agire e la nostra comunicazione)

L’impronta dell’anima Marc Gafni Mondatori (percorso interessante di ricerca personale)

Io e gli altri RD Laing Sansoni Editore (analisi del rapporto con l’altro di taglio psicanalitico)

Paura di vivere A.Lowen Astrolabio (ottimo testo su un tema centrale della nostra vita)

Alla ricerca di un significato della vita Viktor E. Frankl Mursia (ottimo testo, non facile, ma risponde seriamente alla mancanza di senso che attualmente attanaglia molte persone, la c.d.ansia noogena)

Chi segue il cammino della verità non inciampa, M. Gandhi, San Paolo (lettura basilare)

Nulla appare invano, Roberta De Monticelli, Baldini Castoldi Editore (affascinante e chiaro su temi decisivi quali individualità ed unicità)

Il viaggio interiore R.Dahlke, Mediterranee (un approfondimento per imparare a scoprire il meglio di sé)

Terapia dei pensieri, A.Grun, Queriniana (una ri-flessione sul contenuto del nostro pensare che si riflette sulla nostra comunicazione)

Verso l’essenziale. L’anima e i suoi discorsi, a cura di D. Biglino, M.Guzzi, Paoline (una risposta sull’io di taglio profondo e coinvolgente)

Il cammino della felicità, B.Benson, Edizioni Gruppo Abele (bellissimo, divertente, unico!)

La felicità è un segreto antico, M.Berg, Sperlinge Kupfer Editori (tema di fondo del nostro vivere, alcune osservazioni sono da riflettere)

L’attimo fuggente o della felicità, S.Natoli, EDUP (un filosofare semplice , piacevole, coltivato e profondo, ottimo mix)

Emozioni distruttive. Liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione, Dalai Lama D. Goleman , Mondadori (notevoli gli imput per lavorare su noi stessi)