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XXVIII Master CIBA

Il Teatro San Carlo

Il Teatro San Carlo

Dott. Guido Nobile

L’autore
Nato e cresciuto a Santa Maria a Vico (Caserta), dove vive tutt’ora, Guido Nobile si è laureato nel 2009 in Economia discutendo una tesi di laurea sulla crisi finanziaria del Teatro San Carlo.
Grande appassionato di teatro, nel 2006 ha anche conseguito nella sua città natale, un diploma triennale in recitazione. Ancora oggi non perde mai occasione per potersi dedicare alla sua passione giovanile.

Introduzione
“Il Teatro San Carlo, carico della sua storia e pieno della sua bellezza e del suo splendore, oggi, è ritornato alla luminosità sua originaria (…) prima di tutto perché è il più bel teatro del mondo, secondo perché ha una delle storie più gloriose, se non la più gloriosa, dei teatri italiani, e quindi, dei teatri del mondo.”
(Riccardo Muti, 2008)

Bernardo di Chartres diceva che siamo come nani sulle spalle di giganti: se il nostro sguardo ci permette di guardare più lontano rispetto a chi ci ha preceduto, è solo perché siamo figli di quel passato di cui abbiamo il dovere di conservare la memoria. Fin dall’alba dei tempi, infatti, l’uomo ha sempre cercato di tramandare ai posteri la propria conoscenza nella speranza di rendere più semplice la vita delle generazioni future.
Più si andava avanti e più informazioni si tramandavano, fino a che è stato trovato un fantastico strumento di comunicazione con il passato: il teatro. Tramite quest’arte, gli spettatori per secoli hanno potuto rivivere storie, reali o di fantasia, alcune di esse ambientate anche in epoche differenti. Va da sé, che se gli scrittori non avessero avuto una idea minima del modus vivendi dei propri antenati non sarebbero potuti pervenire a scrivere le loro opere.
Strumento eccezionale per conservare il sapere si rivelò presto il teatro, in special modo quello lirico, sorto già in epoca medievale come messa in musica di opere di prosa, e poi affermatosi fra il XVI e il XVII secolo come un genere a sé stante in cui l’azione scenica era abbinata alla musica e al canto.
Ma sarà nei due secoli successivi che la lirica conoscerà il suo periodo più fiorente in fatto di scrittura di opere sinfoniche grazie anche all’azioni di geni assoluti quali Wagner, Bizet, oltre ai tanti appartenenti alla scuola italiana, senz’altro una delle più fiorenti e apprezzate, come Gioacchino Rossini, Giacomo Puccini, Giuseppe Verdi, Ruggero Leonacavallo, Vincenzo Bellini, solo per fare alcuni nomi.
Proprio in campo lirico, un importante pezzo di storia, ha sede a Napoli, ed è il Teatro San Carlo che, inaugurato l’8 novembre del 1737 per volontà di Re Carlo di Borbone, può vantarsi del fregio d’essere il più antico teatro lirico del mondo oltre che tutt’oggi uno dei più importanti. Fra l’altro è anche considerato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Arrivati nell’epoca contemporanea, i governanti si sono preoccupati di cercare il modo migliore di tramandare l’enorme patrimonio lirico mondiale a disposizione. Per farlo, il legislatore italiano, dopo molti anni passati a dare ai teatri lirici lo status di enti pubblici, ha scelto il modello della fondazione, ovvero di un organismo no profit operante in questo particolare settore della cultura, in linea con le esperienze degli altri grandi paesi.
Per farlo, il Legislatore italiano, con il D.Lgs 367/1996 ha deciso di trasformare i teatri lirici, già in precedenza considerati enti pubblici, in fondazioni, ovvero organismi no profit, cercando di combinare i vantaggi della gestione privata alla finalità di pubblico interesse che riveste la diffusione della cultura musicale, in linea con quanto già avvenuto in altri paesi europei.”
I motivi del passaggio sono legati ad un evento in particolare: in quegli anni, il Teatro alla Scala studiava autonomamente il modo di divenire una fondazione, lasciando così lo status di ente pubblico, proprio per avere una maggiore libertà di movimento. Fu così che si pensò a rendere obbligatorio per tutti gli enti lirici di rilevante interesse nazionale (come recita il decreto di cui sopra) tale passaggio.
Ma tale disposizione apriva anche a nuovi scenari gestionali per quanto riguarda i teatri lirici. Il decreto 367 aveva anche l’obiettivo di una gestione maggiormente privatistica delle fondazioni che andavano creandosi. Fu così che la dottrina ha cominciato ad esprimersi in merito all’applicazione della metodologia aziendale alle aziende non profit, applicazione impensabile fino a che i teatri erano enti pubblici.

In questo si inserisce la portata del decreto 367/96, decreto che se da un lato può considerarsi pensato solo per le esigenze del teatro lirico milanese, dall’altro lato ha permesso di pervenire ad una rivoluzione sotto certi punti di vista storica nell’ambito delle gestione degli organismi culturali. Con tale decreto, infatti, i privati vengono investiti di ampi poteri qualora dovessero scegliere di partecipare attivamente alla gestione di questi tipi di aziende.
Il decreto disciplina anche la crisi di tali enti, escludendoli dalle normali procedure concorsuali ordinarie per assoggettarle al commissariamento straordinario.

Il San Carlo dalla sua fondazione (anno 1737) fino al commissariamento(1)

Gli occhi sono abbagliati, l’anima rapita. […] Non c’è nulla, in tutta Europa che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea.
(Stendhal, 1817)

Il Real Teatro di San Carlo, più noto come Teatro San Carlo, è il teatro lirico della città di Napoli, uno fra i maggiori del mondo. È il più antico teatro d’opera europeo (2) , fra quelli oggi esistenti, e uno tra i più grandi teatri italiani. Riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità, può ospitare tremila spettatori e conta cinque ordini di palchi disposti a ferro di cavallo, più un ampio palco reale, un loggione ed un palcoscenico lungo circa trentacinque metri.
Dal 1º ottobre 2011 (3) il Real Teatro ospita il MEMUS (acronimo di “memoria” e “museo”), museo storico nel quale si espongono opere d’arte (quadri, fotografie, strumenti musicali, costumi, documenti d’epoca, un archivio musicale audio ed anche una delle immagini video) che ripercorrono la storia del san Carlo stesso e dell’opera italiana in generale. Il museo inizia con il percorso storico voluto da Carlo di Borbone nell’adiacente residenza reale, dalla quale si accede al teatro, visitando storici ambienti non visibili né se si accede al palazzo reale, né al san Carlo come spettatore.

Storia
Il teatro sorge addossato al lato Nord del Palazzo Reale, col quale è comunicante mediante una porta che si apre proprio alle spalle del Palco Reale, in modo che il Re potesse recarsi agli spettacoli senza dover scendere in strada. Costruito in soli 6 mesi nel 1737 per volontà di Carlo I di Borbone su progetto di Giovanni Antonio Medrano, fu inaugurato con l’opera Achille in Sciro di Domenico Sarro e libretto di Pietro Metastasio. A Domenico Sarro vennero pagati, con apposita polizza emessa nel Dicembre del 1737, 220 ducati “in soddisfazione della composizione del prologo ed opera in musica intitolata Achille in Sciro che si è rappresentata nel Teatro Reale di San Carlo il dì 4 Novembre prossimo passato”.
Nel 1767 Ferdinando Fuga esegue gli interventi di rinnovamento in occasione del matrimonio di Ferdinando IV con Maria Carolina e nel 1778 ridisegna il boccascena. Nel frattempo, nel 1770 era stato ospite del teatro (solo come spettatore) il giovane Mozart. Trent’anni più tardi, nel 1797, si esegue un restauro delle decorazioni della sala ad opera di Domenico Chelli (4).
Fu ricostruito in soli 6 mesi su progetto dello stesso Antonio Niccolini, dopo un incendio che lo distrusse nella notte del 13 febbraio 1816. La nuova sala fu inaugurata il 12 gennaio 1817 con la cantata Il sogno di Partenope di Giovanni Simone Mayr, già presente al San Carlo con altri lavori, tra cui Medea in Corinto (28 novembre 1813). La presenza di Mayr, come quella di Rossini, si doveva essenzialmente al lombardo Domenico Barbaja, il più grande impresario d’Italia e forse d’Europa. Lo stesso Rossini, dal 1815 al 1822, divenne direttore musicale del teatro che, in quel periodo, visse una delle sue stagioni più importanti e prolifiche. Successivamente l’incarico fu attribuito, tra gli altri, a Gaetano Donizetti, direttore artistico dal 1822 al 1838, che tra il 1823 e il 1844 vi presentò ben 16 opere in prima esecuzione.
Nel 1860 con l’unità d’Italia comincia un lungo periodo di decadenza e abbandono del teatro.
Il 27 marzo 1969 il gruppo scultoreo niccoliniano della Partenope, presente sull’acroterio centrale del frontone della facciata principale, si sgretola a seguito delle infiltrazioni causate dalla pioggia e viene parzialmente rimosso. Nei primi anni ’70, dopo un incendio della copertura, si rimuove anche quanto sopravvissuto dell’originale gruppo scultoreo in muratura e stucco. L’11 giugno 2007, dopo otto lustri, la Triade della Partenope ricostruita, finalmente è tornata ad ergersi sulla sommità dell’edificio, grazie all’iniziativa dell’Associazione Culturale Mario Brancaccio, su progetto di ripristino dell’architetto Luciano Raffin. Il 23 gennaio 2009 il Teatro di San Carlo è stato restituito alla città, dall’impresa che ha curato la prima fase dei lavori di ristrutturazione e restauro, durata cinque mesi (da luglio 2008 a dicembre dello stesso anno) e coordinati dall’architetto Elisabetta Fabbri. È stato costruito un nuovo Foyer al di sotto della sala teatrale; la sala stessa è stata restaurata, con la completa pulizia di tutti i rilievi decorativi, gli ori, le cartepeste e le patine meccate ed è stato inoltre aggiunto un impianto di climatizzazione, per il quale il flusso dell’aria è immesso nella platea attraverso una bocca posizionata al di sotto di ognuna delle 580 poltrone, ed in ogni singolo palco della sala. Il restauro della tela di 500 metri quadrati, posta a decoro del soffitto della sala, ha richiesto l’impiego di circa 1500 chiodi e 5000 siringate per il fissaggio della pellicola pittorica. Inoltre sono state interamente sostituite le poltrone della platea, la quale ha subito anche un intervento per il miglioramento della visuale degli spettatori e dell’acustica, già giudicata straordinaria prima dell’intervento (5).

L’orchestra Sancarliana (6)
L’Orchestra del San Carlo nasce insieme alla Fondazione nel 1737 per eseguire l’Achille in Sciro, opera inaugurale del teatro; negli anni ha sempre avuto un’impostazione teatrale, destinata a prime rappresentazioni di opere scritte, tra gli altri, da Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi. In particolare la solo ed unico Quartetto d’archi di Verdi fu composto per l’Orchestra del massimo napoletano, il cui manoscritto è ancora oggi conservato presso il Conservatorio di San Pietro a Majella. Se fino alla fine dell’Ottocento al San Carlo si sono susseguiti ospiti solisti e complessi ospiti (spesso stranieri), è nel 1884 che comincia la tradizione sinfonica, con la direzione di un giovane Giuseppe Martucci che eseguì un programma composto da musiche di Weber, Saint-Saëns e Richard Wagner. Da Martucci si susseguono grandi direttori come Arturo Toscanini (1909), Victor De Sabata (1928), e compositori come Ildebrando Pizzetti e Pietro Mascagni. L’8 gennaio 1934 è Richard Strauss a dirigere l’ensemble del Teatro, con l’esecuzione di brani esclusivamente di propria composizione.

Dopo la seconda guerra mondiale, a dirigere l’Orchestra si susseguono assiduamente nomi quali Vittorio Gui, Tullio Serafin, Gabriele Santini, Gianandrea Gavazzeni fra gli italiani e Karl Böhm, Ferenc Fricsay, Hermann Scherchen, André Cluytens, Hans Knappertsbusch, Dmitri Mitropoulos fra gli stranieri, con Igor Stravinskij nell’ottobre del 1958. Il decennio successivo vede invece la direzione di due giovani emergenti: Claudio Abbado al suo esordio nel 1963 e Riccardo Muti nel 1967 (7).
Il San Carlo è il primo teatro italiano a recarsi all’estero, dopo la seconda guerra mondiale (la quale comunque lo lascia strutturalmente quasi intatto, come del resto tutta la città che fu poco coinvolta nei bombardamenti). Nel 1946 l’ensemble è al Covent Garden di Londra, nel 1951 al Festival di Strasburgo ed all’Opéra di Parigi per le celebrazioni dei 50 anni dalla morte di Verdi. Oltre a ciò, dopo il Festival delle Nazioni a Parigi nel 1956, e quello di Edimburgo nel 1963, il San Carlo inizia un tour brasiliano nel 1969 (8); inoltre è a Budapest nel 1973, a Dortmund nel 1981, a Wiesbaden nel 1983, 1985 e 1987, oltre che con Flaminio di Giovanni Battista Pergolesi a Charleston ed a New York, negli Stati Uniti.
Negli anni Ottanta l’Orchestra ha Daniel Oren come punto di riferimento stabile, specie per quanto riguarda il comparto operistico. Nel decennio successivo si assiste ad una ripresa dell’attività sinfonica, in collaborazione con Salvatore Accardo, testimoniata da presenze, tra gli altri, come Giuseppe Sinopoli nel 1998, e Lorenzo Maazel nel 1999 per una Nona di Beethoven particolarmente apprezzata ed applaudita.
Negli ultimi dieci anni inoltre si susseguono sul podio direzioni quali quelle di Georges Prêtre, Rafael Frühbeck de Burgos, Mstislav Rostropovic, Gary Bertini, Djansug Khakidze e Jeffrey Tate (che ha assunto la carica di direttore musicale del teatro dal maggio 2005). Oltre a Tate, il San Carlo ha visto la direzione musicale di Bertini nella stagione 2004-2005, e di Gabriele Ferro dal 1999 al 2004. Con lo stesso Ferro il San Carlo porta il dittico stravinskiano Preséphone-Œdipus Rex nell’antico teatro di Epidauro in Grecia, esibendosi con un casti composto tra gli altri da Gérard Depardieu e Isabella Rossellini. Nel giugno 2005 è in Giappone, a Tokyo e Otsu, con Luisa Miller e Il Trovatore di Verdi, e nell’ottobre dello stesso anno a Pisa con le Cantate per San Gennaro (con la revisione musicale di Roberto De Simone), ospite del Festival Internazionale della Musica Sacra “Anima Mundi”. L’Orchestra ha inoltre contribuito alla doppia vittoria, nel 2002 e nel 2004, del prestigioso Premio Abbiati assegnato dalla critica musicale italiana: «…Jeffrey Tate ha conseguito dall’Orchestra disciplina cameristica e slanci romantici».

Prime assolute (9)

    • Achille in Sciro di Domenico Sarro (4 novembre 1737)
    • Medea in Corinto di Giovanni Simone Mayr (28 novembre 1813)
    • Elisabetta, regina d’Inghilterra di Gioachino Rossini (4 ottobre 1815)
    • Armida di Rossini (11 novembre 1817)
    • Mosè in Egitto di Rossini (5 marzo 1818)
    • Ricciardo e Zoraide di Rossini (3 dicembre 1818)
    • Ermione di Rossini (27 marzo 1819)
    • La donna del lago di Rossini (24 ottobre 1819)
    • Maometto II di Rossini (3 dicembre 1820)
    • Zelmira di Rossini (16 febbraio 1822)
    • Alfredo il Grande di Donizetti (2 luglio 1823)
    • L’ultimo giorno di Pompei di Giovanni Pacini, (19 novembre 1825)
    • Bianca e Gernando di Vincenzo Bellini (30 maggio 1826)
    • Elvida di Donizetti (6 luglio 1826)
    • L’esule di Roma di Donizetti (1 gennaio 1828)
    • Il paria di Donizetti (12 gennaio 1829)
    • Elisabetta al castello di Kenilworth di Donizetti (6 luglio 1829)
    • I pazzi per progetto di Donizetti (6 febbraio 1830)
    • Il diluvio universale di Donizetti (6 marzo 1830)
    • Imelda de’ Lambertazzi di Donizetti (5 settembre 1830)
    • Francesca di Foix di Donizetti (30 maggio 1831)
    • Fausta di Donizetti (12 gennaio 1832)
    • Sancia di Castiglia di Donizetti (4 novembre 1832)
    • Lucia di Lammermoor di Donizetti (26 settembre 1835)
    • L’assedio di Calais di Donizetti (19 novembre 1836)
    • Roberto Devereux di Donizetti (28 ottobre 1837)
    • Elena da Feltre di Saverio Mercadante (1 gennaio 1839)
    • La Vestale di Saverio Mercadante (10 marzo 1840)
    • Caterina Cornaro di Donizetti (18 gennaio 1844)
    • Alzira di Giuseppe Verdi (12 agosto 1845)
    • Poliuto di Donizetti (30 novembre 1848)
    • Luisa Miller di Verdi (8 dicembre 1849)
    • Medea di Saverio Mercadante (1 marzo 1851)
    • Gabriella di Vergy di Donizetti (29 novembre 1869)

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Al San Carlo si sono svolte, inoltre, alcune prime mondiali di teatro di prosa (Napoli Milionaria di Eduardo De Filippo, 1945) e cinematografiche (La Bibbia di John Huston, 1966). Nel 2012 nel Teatro si terrà la prima mondiale di Wild Salomè, diretto da Al Pacino.

(1) Carlo Raso – NAPOLI, GUIDA MUSICALE – Franco Di Mauro, 2004
(2) www.teatrosancarlo.it
(3) http://www.teatrosancarlo.it/it/area-press/1081-memus.html
(4) Scenografo fiorentino (1746-1820), attivo al San Carlo dal 1782. Sue anche le decorazioni del Teatro San Ferdinando, costruito in via Foria nel 1790-91
(5) http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_San_Carlo
(6) http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_San_Carlo
(7) Lo stesso Maestro Muti, più volte negli ultimi anni ha diretto concerti nel Massimo Napoletano. Ultimo dei quali il Concerto di Capodanno 2011, evento a cui partecipò anche il Presidente della Republbica Giorgio Napolitano.
(8) Tour di cui si parla, senza però nominare il Teatro Napoletano, nel celebre libro di Jorge Amado Dona flor e i suoi due mariti.
(9)Carlo Marinelli Roscioni (a cura di) – IL TEATRO DI SAN CARLO – Guida, 1987

“Vuoi tu sapere se qualche scintilla brucia in te? Corri, vola a Napoli ad ascoltare i capolavori di Leo, Durante, Jommelli, Pergolesi.”
(Jean-Jaques Rousseau, 1768)

Nel 1996 è stata approvato un decreto legislativo che modifica la disciplina degli enti lirici. Non si tratta più enti pubblici ma, e solo per gli enti lirici di prioritario interesse nazionale, fondazioni di diritto privato. Fondazioni che non sono non soggette alla comune disciplina di diritto civile, bensì allo stesso decreto (il D.Lgs. 367/96 “Legge Veltroni”) con rimando al Codice Civile per gli aspetti non disciplinati dal decreto.
La suddetta trasformazione ha portato, negli enti lirici individuati dallo stesso decreto, la previsione di un consiglio di amministrazione aperto anche, a determinate condizioni, a privati finanziatori. Consiglio che è composto da un massimo di sette membri, e presieduto dal Sindaco della città ove la fondazione ha luogo. Accanto al consiglio di amministrazione opera il Sovrintendente che svolge il ruolo che in un’impresa privata compete all’amministratore delegato.
Questa è la situazione in condizioni ordinarie. Tuttavia, il 1 agosto del 2007 l’allora Ministro competente On. Francesco Rutelli dispose lo scioglimento del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro San Carlo e il commissariamento della stessa. Da allora, l’organigramma del San Carlo risulta così composto per quanto riguarda sia la parte amministrativa, sia quella artistica. Ora il commissariamento è terminato. Il 17 Dicembre 2011 presieduto dal Sindaco di Napoli si terrà il primo Consiglio di Amministrazione post commissariamento del San Carlo. Il Consiglio è così composto (10):

Presidente del consiglio di Amministrazione
Luigi de Magistris (Sindaco di Napoli)

Consiglio di Amministrazione
Riccardo Villari (Ministero per i Beni e le Attività Culturali)
Stefano Caldoro (Regione Campania)
Salvatore Nastasi (11) (Regione Campania)
Luigi Cesaro (Provincia di Napoli)
Andrea Patroni Griffi (Comune di Napoli)
Maurizio Maddaloni (Camera di Commercio di Napoli)

Sovrintendente
Rosanna Purchia

Collegio dei revisori dei conti
Pietro Voci, Presidente
Antonio Demitry
Roberto Cappabianca
Mestro del Coro
Marco Ozbic

Direttore degli allestimenti scenici
Nicola Rubertelli
Direttore del Corpo di ballo
Alessandra Panzavolta

Direttore della Scuola di Ballo
Anna Razzi

(10) Tra parentesi l’ente che ogni consigliere rappresenta
(11) Commissario del Teatro San Carlo durante la crisi

L’importanza del Teatro San Carlo per la città e per la nazione

“Napoli è la capitale musicale d’Europa,
che vale a dire, del mondo intero.”
(Charles de Brosses, 1739)

Sarebbe difficile spiegare l’importanza che il massimo Napoletano ha avuto nella storia musicale e culturale mondiale. Non è un qualcosa che si potrebbe esprimere in termini numerici. Già il semplice dire “il tetro lirico più antico del mondo” è un qualcosa che mette i brividi. È a Napoli che la musica classica trova il suo nido. Nel ‘600 e nel ‘700 nobili da tutto il mondo vi traslocavano per poter vivere il fervore culturale che c’era in città (12).

Se invece si volesse esplicare tale importanza, bisogna anzitutto partire dal molto dietro. Dalle sinergie createsi fra il Teatro e il Conservatorio di San Pietro a Majella – entrambe le istituzione sono state volute dai re Borbone (13), le quali hanno permesso alla scuola napoletana di affermarsi in tutto il mondo. È in queste due istituzioni che sono nate le vite artistiche di Donizetti, Mercadante, Paisiello, Cilea (questi quattro sono anche stati direttori del Conservatorio), Leoncavallo, Bellini fino ad arrivare ai nomi più recenti quali Aldo Ciccolini e Riccardo Muti. È fra i due istituti che è nata e si è potuta affermare in tutto il mondo la tradizione musicale napoletana (è infatti molto riduttivo pensare ad essa e ricordare solo O sole mio e O’ surdat ‘nnammurat).
Se i primi non hanno certo bisogno di approfondimenti, è utile spendere una parola per gli ultimi due. Aldo Ciccolini è un pianista francese nato a Napoli ultraottantenne di fama mondiale, diplomatosi al Conservatorio di San Pietro a Majella (al tempo diretto da Francesco Cilea). Esordì al San Carlo all’età di sedici anni. Quel giorno iniziò la sua lunghissima carriera che ancora oggi lo porta, nonostante l’età, in giro fra i palcoscenici di tutto il mondo per tenere concerti seguitissimi, alcuni dei quali dal San Carlo (l’ultimo è della stagione 2011-12, un recital di Mozart e Liszt).
Per parlare di Riccardo Muti invece, bastano davvero poche parole. Musicalmente è noto a tutti ciò che ha fatto, fino a diventare, oggi, direttore della Chicago Symphony Orchestra (orchestra con cui ha suonato al San Carlo in un concerto tenutosi nell’aprile del 2012). È utile raccontare un aneddoto sulla sua vita. Nel 2011 è stato insignito in Spagna con il premio Principe delle Asturie. In occasione della cerimonia tenne un bellissimo discorso che iniziò con “Non sono grande, sono Napoletano” e continuò con “Restate vicini a questo teatro che è uno dei centri culturali del mondo, affinché la gloria di Napoli possa proseguire per sempre”. E infine un messaggio a tutti i cittadini: “Essere Napoletani non significa seguire la parodia del folklore. Io sono Napoletano tosto, ho imparato qui il rigore, non a Vienna o Parigi”. Muti è sempre stato entusiasta di tornare a Napoli. Oltre al concerto tenuto nell’aprile del 2012, era lui che al San Carlo ha diretto l’orchestra napoletana nel concerto di inaugurazione del teatro (nel 2007, la riapertura del teatro dopo i lunghi lavori di restauro fu celebrata con un concerto diretto dal Maestro Napoletano e trasmesso in diretta TV in tutto il mondo).
Entrambi possono essere considerati metafora della napoletanità (che da qualcuno è considerata una malattia contagiosa). Entrambi infatti sono nati e cresciuti a Napoli ma si sono dovuti trasferire altrove per poter diventare gli artisti che oggi sono. Ed è bello vedere che entrambi conservano il legame che li unisce alla città non perdendo occasione per tornarci per esibirsi. Ed è da gente come loro che tutta l’Italia dovrebbe ripartire. Adesso che la crisi economica dilaga e sta togliendo la speranza alla cittadinanza, magari sarebbe il caso di riscoprire il bello. E cosa c’è di più bello dell’arte?

(12) Oggi sono tanti i napoletani con cognomi stranieri (principalmente tedeschi), discendenti proprio di quei nobili.
(13) Carlo di Borbone fece costruire il Teatro nel 1737, mentre fu Ferdinando a unire i quattro conservatori che esistevano allora nella città in un’unica istituzione nel 1808

Brunetti M. – I TEATRI LIRICI. DA ENTI AUTONOMI A FONDAZIONI PRIVATE – Etas, 2000
De Brosses C. – LETTRES FAMILIÈRES ÉCRITES D’ITALIE EN 1739 ET 1740
Raso C. – NAPOLI, GUIDA MUSICALE – Franco Di Mauro, 2004
Carlo Marinelli Roscioni (a cura di) – IL TEATRO DI SAN CARLO – Guida, 1987
Rousseau J. J. – DICTIONNAIRE DE MUSIQUE
Stendhal –ROMA, NAPOLI E FIRENZESITOGRAFIA
www.ilmattino.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_San_Carlo
www.resiartists.it
www.teatrosancarlo.it