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XXVIII Master CIBA

Il gruppo intensivo. L’esperienza del CIBA

L’esperianza degli altri per crescere

Dott. Giuseppe Tempestini

L’autore

Giuseppe Tempestini è laureando in Comunicazione d’Impresa e Politica delle Risorse umane presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa. Attualmente svolge attività di tirocinio curriculare presso Associazione Culturale Eraclito 2000.
Affascinato dal mondo della comunicazione e della radiofonia, nel 2008, entra a far parte del progetto Radioeco.it, la web radio degli studenti dell’UniPi. Ad oggi presso l’emittente svolge il ruolo di redattore e speaker del programma “Associazioni di Idee”, format radiofonico che intervista delegati e presidenti di associazioni che operano direttamente su Pisa e provincia.

Introduzione

“Fin dai primordi, gli esseri umani sono stati giocatori di squadra: le nostre relazioni sociali, caratterizzate da una complessità unica, hanno rappresentato per noi un vantaggio essenziale in termini di sopravvivenza” (Daniel Goleman)

Partendo da questa frase desidero parlarvi della mia esperienza vissuta all’interno del gruppo intensivo del Master in Comunicazione, Impresa, Banche e Assicurazioni (CIBA), giunto alla sua XX Edizione.
Nell’ultimo periodo ho scelto di collaborare, in qualità di tirocinante del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, con l’Associazione Culturale Eraclito 2000, fucina di diverse pratiche formative e tecnico-professionali. Tra le tante attività sperimentate, l’associazione abitua i suoi allievi ad un periodo di studio intensivo e di condivisione.
È noto come molte persone scelgano di partecipare ad attività di gruppo e nei settori più disparati: nell’industria, nelle università, negli ambienti ecclesiastici e negli enti governativi.
Uno dei primissimi gruppi d’addestramento si tenne grazie al celebre psicologo Kurt Lewin, il quale lavorava presso il Massachusetts Institute of Technology, come ricercatore e consulente.
Lewin negli anni ‘50 avanzò l’idea che l’addestramento all’arte dei rapporti umani, per lui molto importante, fosse un tipo di istruzione trascurata nei meandri della società moderna.
Il problema persistente è che questa pratica non ha ancora trovato il giusto peso all’interno della ricerca scientifica e psicologica, anche se la diffusione del fenomeno “gruppo intensivo” ha preso piede nei luoghi più disparati.
In questa sede mi concentrerò maggiormente sull’esperienza di un gruppo specifico, quello del Master in CIBA 2013.

Non c’è cosa migliore del gruppo, dello stare insieme per creare sinergie utili al corpo e alla mente. I primi esperimenti, in questo senso, furono in grado di dimostrare che i partecipanti al gruppo, dopo un periodo di condivisione, avrebbero tratto una migliore capacità di comprendere il loro modo d’agire e l’incidenza che essi stessi avevano sugli altri, acquisendo così una maggiore competenza nel trattare situazioni interpersonali difficili.

Le primarie esperienze di gruppo della nostra vita riguardano soprattutto i processi formativi. La scuola è il primo luogo in cui l’individuo fa esperienza di gruppo. Durante l’età evolutiva “la classe” rappresenta il luogo di confronto e di interazione con il “gruppo dei pari”. In questo intervento, il gruppo di studio è inteso come insieme di persone che si riuniscono con lo scopo di approfondire alcune tematiche. L’obbiettivo comune è quello del raggiungimento di uno stadio formativo superiore rispetto a quello di partenza.

Gli individui sono attratti da questo genere di cose. Entrare a far parte di un gruppo origina senso di appartenenza e rafforza l’identità del sé. In questi spazi l’individuo si arricchisce tramite l’interazione con gli altri componenti. Sviluppa determinate competenze (cooperare e comunicare) che saranno utili alla persona e al suo benessere quotidiano.

Nel mondo del lavoro si sente spesso parlare di team working e di attitudine a svolgere attività con altre persone. Saper lavorare in team vuol dire possedere un’abilità cognitiva ben specifica, che sottintende un’intelligenza di tipo sociale. L’intelligenza sociale, come sostiene Daniel Goleman, noto psicologo e autore di “Lavorare con l’intelligenza emotiva”, è la capacità di interpretare e gestire relazioni interpersonali. All’interno dei gruppi di studio e di lavoro si formano relazioni umane molto complesse che andrebbero analizzate a seconda della specificità dei casi.

Di seguito sono elencate alcune tipologie di gruppo collaudate dall’Associazione Eraclito 2000 all’interno del percorso intensivo del Master in CIBA:

  • Team di Progetto e di Sviluppo: hanno durata limitata e sono rivolti al perseguimento di un particolare obbiettivo.
  • Gruppi di consapevolezza sensoriale e di movimento corporeo: servono a promuovere la consapevolezza e l’espressione fisica con il movimento, la danza spontanea e simili.
  • Seminari di creatività: l’interesse è spesso concentrato sull’espressione creativa attraverso i vari mezzi artistici a disposizione. La libertà d’espressione è l’obbiettivo principale.
  • Gruppo di orientamento a un compito: è utilizzato largamente nell’industria e si concentra sul compito del gruppo nel suo contesto interpersonale.

Il gruppo di studio del Master in CIBA è un esempio di esperienza intensiva. Questo percorso racchiude in sé le molteplici sfaccettature dei vari gruppi elencati nel paragrafo precedente.

Le esperienze di gruppo richiamate tendono ad assumere caratteristiche esteriori molto simili.
Ad esempio, nella maggior parte dei casi il gruppo è formato da un numero ristretto di persone ed è relativamente non strutturato. Ogni esperienza sceglie i propri obbiettivi e le proprie rotte da seguire.

Durante il periodo del Master ho avuto la possibilità di valutare un’esperienza di gruppo intensivo molto rilevante, capace di stimolare al cento per cento le persone coinvolte.

Il metodo didattico è fondato sulla valorizzazione dell’individuo. Si cerca attraverso i tre moduli d’apprendimento di far emergere il capitale inespresso della persona.

Quest’anno il gruppo era formato da 34 allievi (me compreso). Durante le lezioni noi studenti eravamo stimolati da vari input conoscitivi, argomenti utili alla formazione di dibattiti sulle tematiche oggetto del Master.

Il leader degli incontri formativi era il docente/relatore, il quale si poneva sempre come una figura competente, capace di dare impulsi importanti al resto del gruppo.

Il primo modulo (non a caso) è stato quello inerente la Comunicazione, coordinato da Diana Pardini, esperta in processi formativi e direttrice di Eraclito 2000.

Il suo ruolo in questa prima fase è stato quello dell’agevolatore (facilitator). Questa figura è in grado di creare un clima psicologico di sicurezza, in cui si realizzano gradualmente la libertà di espressione e la riduzione dell’atteggiamento difensivo.

È da sottolineare che i membri di questo gruppo non si conoscevano prima, quindi è stato molto importante attenuare i momenti di tensione legati alla timidezza e all’inibizione iniziale.

Il primo momento significativo è stato quello della presentazione. Ogni allievo si è mostrato di fronte al gruppo rivelando con serenità le cose più importanti della sua vita. Ognuno ha parlato delle sue esperienze formative e professionali, raccontato la sua motivazione a seguire il Master e donato ad un compagno un oggetto simbolico che lo rappresentasse.

Durante questo modulo Diana ha tenuto diversi Seminari di creatività; tra i più significativi quelli sulla conoscenza e la promozione del Sé. In quei momenti era possibile esprimere liberamente i propri sentimenti, positivi e negativi, il clima instauratosi era di fiducia reciproca.

A proposito dei Gruppi di consapevolezza sensoriale e di movimento corporeo, citati nel paragrafo precedente, mi vengono in mente gli incontri con Francesco Tarsi, conduttore di gruppi e regista teatrale. Durante i suoi laboratori, dal titolo Il teatro delle Emozioni, il maestro ha cercato di facilitare l’interazione fra gli allievi attraverso alcuni esercizi non verbali e di contatto fisico. Queste pratiche sono servite per instaurare fiducia tra i membri del gruppo. Se i componenti si trovano nello stadio iniziale del perseguimento della conoscenza e della fiducia, occorre qualcosa che li aiuti a rivelare se stessi ad un livello abbastanza profondo. Come sostiene Rogers in quegli istanti il membro del gruppo “procede verso una maggiore accettazione del suo essere totale – emotivo, intellettuale e fisico – così come esso è, compreso il suo potenziale.”

Sempre in linea con la stessa “consapevolezza corporea”, mi viene in mente l’incontro con Maria Luisa Chiofalo, docente di Fisica dell’Università di Pisa. La docente ha spiegato in un primo momento cosa sono le Intelligenze Multiple, quante sono e qual è il loro potenziale, poi ci ha condotti a riproporre il flash mob (ormai famoso in tutto il monto) One Billion Rising. All’inizio in molti erano perplessi sull’esecuzione del balletto, tanti si vergognavano. In realtà l’esercizio serviva proprio a disinibire le persone all’interno del gruppo, in modo che si sentissero a proprio agio, abituandosi anche a contesti non programmati.

Solo tramite la diminuzione della rigidità difensiva gli individui possono ascoltarsi a vicenda e possono imparare maggiormente l’uno dall’altro.

Si genera così un circolo virtuoso, dove non solo il docente-facilitatore trasmette conoscenza al resto del gruppo ma anche i membri stessi aiutano a generare un clima favorevole e positivo allo sviluppo della persona.
Nelle quattro settimane si è creata una collaborazione e una sintonia molto affiatata. Una condivisione non solo delle ore di lezione ma anche del tempo libero.

Si è generato un emblematico “effetto cipolla”: pian piano che le persone si sentivano consapevoli nel gruppo, esprimevano strati di sentimento sempre più profondi. La spontaneità dei gesti e delle interazioni verbali hanno presto reso affiatato e unito questo insieme di persone.

I membri del gruppo sono rimasti in contatto anche dopo il percorso didattico che li ha visti coinvolti. Ci sono stati ulteriori incontri di formazione post Master in cui i partecipanti hanno espressamente dichiarato di voler restare in contatto con il resto della classe. Tutto ciò manifesta quanto sia positivo il gruppo intensivo e quanto sia efficace dal punto di vista delle relazioni umane.

L’esperienza di gruppo non è fine a se stessa, si cerca di riflettere soprattutto sull’influenza che ha sul comportamento successivo, esternamente al gruppo.

Il cambiamento riguarda la persona che inizia a rendersi conto del suo potenziale, in linea col percorso del Master in CIBA.

L’individuo inizia a conoscere meglio se stesso, senza aver paura del confronto con le altre persone. Dopo il periodo intensivo, molti ragazzi hanno manifestato un cambiamento straordinario per quanto concerne le interazioni quotidiane e personali.

Se ricordo e riconsidero l’esperienza di quel gruppo intensivo riesco a rivivere le emozioni di quei giorni. Non si è trattato sempre di emozioni positive, sia chiaro. Durante la prima settimana il mio stato d’animo era molto ansioso e nervoso, stressato e messo a dura prova dal confronto con gli altri. Le emozioni negative, se affrontate in un clima di fiducia, attenzione e sicurezza, possono avere un effetto trasformativo molto importante e positivo per la crescita umana. Infatti sono particolarmente convinto che ogni accrescimento e cambiamento rechi disordine e agitazione nella persona. Simultaneamente credo che tutto ciò possa aver un effetto positivo e soddisfacente nei confronti delle attività svolte.

La consapevolezza di sé è la capacità di conoscere i propri stati interiori, le proprie preferenze e intuizioni. Questa competenza implica innanzitutto una consapevolezza emotiva, che riguarda principalmente il riconoscimento delle proprie emozioni. Secondo Goleman l’iniziativa, l’empatia, la capacità di adattarsi sono qualità personali molto importanti sul lavoro, per i singoli, i gruppi e le organizzazioni in generale. Queste capacità sono favorevoli allo sviluppo della persona e le possiamo affinare soprattutto all’interno dei gruppi di tipo intensivo.

Di seguito riporto due esercizi molto utili per rafforzare le relazioni all’interno del gruppo, tratti dal libro, a cura di Sabina Manes, 83 Giochi psicologici per la conduzione dei gruppi. Il primo adatto allo sviluppo della percezione e della creatività, l’altro favorevole allo sviluppo del movimento e dell’espressione corporea.

1. Il mio viaggio con…

Svolgimento: Il conduttore chiede ad ogni partecipante di immaginare di partire per un viaggio fantastico, per una qualsiasi destinazione, ambientato in un’epoca passata, presente o futura. Chiede, inoltre, di portare con sé un compagno di viaggio scelto tra le persone del gruppo. Il conduttore invita quindi ognuno a scrivere un racconto intitolato: “il mio viaggio con…”, con la consegna di dare ai personaggi del viaggio dei nomi fantastici. Dopo aver lasciato al gruppo il tempo necessario per scrivere (10-15 minuti) si procede alla lettura dei racconti. Dopo la lettura del proprio racconto ogni partecipante dovrà dire quale persona del gruppo ha scelto come compagno di viaggio e perché.

Questo esercizio ha l’obbiettivo di stimolare la fantasia e la creatività nella scrittura, oltre che a facilitare la comunicazione ed i rapporti interpersonali nel gruppo.

2. Cadere e prendere

Svolgimento: Il conduttore invita i partecipanti a formare delle coppie in cui uno ha il ruolo di sostenitore mentre l’altro deve sbilanciarsi cedendo il proprio peso come per cadere e lasciarsi prendere da compagno. Il conduttore deve specificare che chi cade non deve mollare completamente il peso (come “fare un peso morto”) ma solo sbilanciarsi e cercare appoggio e accoglienza da parte del compagno che lo sostiene. Ogni coppia sperimenta diversi tipi di cadute e prese alternando i ruoli di tanto in tanto. Durante l’esperienza è possibili utilizzare una musica di sottofondo. Il gioco può avere la durata di circa 10 minuti dopodiché il conduttore chiede di ripetere l’esperienza con un nuovo partner. Concluso il laboratorio il conduttore raduna il gruppo in cerchio per esprimere i vissuti.

Questo esercizio ha l’obbiettivo di stimolare la relazione con l’altro, la fiducia, e di esperire il peso del corpo, i suoi limiti e le sue possibilità di azione.

Buber, M., Il cammino dell’Uomo, Edizioni Qiqajon, Magnano (BI), 1990;

Carl R. Rogers, 1976, I gruppi di Incontro, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma;

Goleman D., 2000, Lavorare con l’intelligenza emotiva. Come inventare un nuovo rapporto con il lavoro, Ed. Rizzoli, Milano;

Manes, S., 1988, 83 giochi psicologici per la conduzione dei gruppi, FrancoAngeli, Monza;

Pardini, D., 2012, In strada. Percorsi di sviluppo personale, La Parola, Roma;

Brizzi, E., 2006, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Dalai Editore, Milano, prima ediz.1994;

L’attimo Fuggente, interpretato da Robin Williams, regia di Peter Weir, anno 1989, una scena del film:
http://www.youtube.com/watch?v=lyyVtohtgqE

Stand By Me – Ricordo di un’estate, regia di Rob Reiner, anno 1986, Film Completo:
http://www.veoh.com/watch/v18053739s9DaTgs3

Jack Frusciante è uscito dal gruppo, regia di Elsa Negroni, anno 1998, Film Completo:
http://www.youtube.com/watch?v=1qP6fE6CpaQ

I Love Radio Rock, regia di Richard Curtis, anno 2009, Trailer:
http://www.youtube.com/watch?v=UaBnqJSePK4