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XXVIII Master CIBA

Economia e libertà in Amartya Sen

Economia e libertà in Amartya Sen

Dott.ssa Biribao

L’autrice
L’autrice, Claudia Biribao, è laureata in Filosofia presso l’Università Degli Studi di Perugia. Ha studiato nove mesi, durante il terzo anno di studi, presso l’Université de Bourgogne, a Dijon. Ama molto i viaggi, specialmente all’estero, la filosofia e tutto ciò che le permette di conoscere nuove cose, luoghi e soprattutto persone.

Introduzione
L’attuale crisi economica mondiale impone una riflessione sulla scienza economica stessa, sul suo funzionamento e sui principi che la informano.
Il mio intervento è successivo alla mia tesi di laurea, dal titolo “Sen. Economia e libertà”, il cui relatore è stato il Prof. Antonio Pieretti. Tale lavoro muove dall’opera di Amartya Sen, che permette di considerare l’economia sotto una luce nuova, di analizzare e proporre soluzioni alternative ai tradizionali modi di concepirla.
Dai suoi scritti emerge come centrale nell’economia il ruolo attribuito all’uomo, all’etica e ai valori, in particolare alla libertà. La scienza economica si caratterizza, infatti, come connessa a tutte le sfere della vita, pertanto non può essere ridotta a semplici rapporti tecnico-numerici che rispondano a logiche utilitaristiche.
Egli ritiene che l’impoverimento dell’economia attuale derivi dalla distanza venutasi a creare, dalla modernità sino ai giorni nostri, tra l’economia stessa e l’etica.
La razionalità tipica della scienza economica è una razionalità basata sull’interesse personale e il paradigma in essa dominante è l’Utilitarismo, il quale afferma che ogni scelta va giudicata solamente sulla base della somma complessiva di utilità che genera. A quest’approccio Sen ne propone un altro incentrato sul concetto di libertà sostanziale, detta anche capacitazione.

L’uomo è concepito come soggetto agente, che può scegliere tra più alternative e realizzare una vita secondo i propri valori. Attraverso il criterio della libertà l’Autore prende in esame il problema della povertà e della disuguaglianza sociale. Lo sviluppo viene infatti, a costituirsi come un processo di espansione delle libertà godute dai singoli individui. La libertà è lo scopo primario dello sviluppo e, allo stesso tempo, il mezzo che lo rende possibile.

Sen propone un concetto di sviluppo molto ampio che ha come fondamento la libertà umana.
Mettere al centro della riflessione la libertà equivale dare all’uomo, come agente, un ruolo di primo piano. E’ l’uomo che attraverso il suo agire diviene il motore principale dello sviluppo, il quale si costituisce come processo di espansione delle libertà godute dai singoli individui.
La libertà è concepita dall’Autore sia come un valore sociale primario, sia come un prodotto della società e va intesa in due sensi, uno positivo e l’altro negativo.

Il primo identifica la libertà con la possibilità di compiere una certa azione, di scegliere tra più opzioni; il secondo indica la libertà come svincolo da qualcosa di esterno, ossia da limitazioni che possono essere esposte dall’esterno, ad esempio, dallo stato o dalle istituzioni.
Entrambi questi aspetti sono tra loro connessi; infatti, una violazione della libertà negativa implica una negazione della libertà positiva e non viceversa.
La povertà in quest’ottica viene ad essere una mancanza di libertà positiva, così come una carestia può essere considerata il venir meno, su larga scala, della libertà positiva di sopravvivere. Se si considerano, invece, tutte quelle ingerenze, minacce e violenze che si possono verificare in uno stato privo di sicurezza, allora siamo davanti alla perdita di libertà negativa. Un’adeguata concezione della libertà deve tener conto di entrambe queste accezioni, poiché sono ambedue importante e strettamente collegate.

La libertà come fine dello sviluppo va intesa in un duplice senso: nel suo aspetto processuale e nel suo aspetto abilitante. Il primo riguarda quei processi che permettono azioni e decisioni libere ed è perciò legato all’ambito politico e sociale, oltre che economico. Il secondo concerne quelle possibilità, che gli uomini hanno in certe condizioni sociali e personali, di realizzare ciò che si desidera e a cui si dà valore. Scrive Sen nell’opera “Lo sviluppo è libertà”: “Non possiamo considerare processi come la partecipazione alle decisioni politiche e alle scelte sociali dei semplici mezzi dello sviluppo (in quanto poniamo contribuiscono alla crescita economica) dobbiamo invece intenderli anche come parte integrante degli stessi fini dello sviluppo.” 1

Questa concezione dello sviluppo imperniata sulla libertà si contrappone a visioni dello sviluppo più ristrette che lo identificano con la crescita del prodotto nazionale lordo (PNL), o con l’aumento dei redditi individuali, o, più generalmente con l’industrializzazione ed il progresso tecnologico. Ovviamente, la crescita del PNL, così come quella dei redditi, possono costituire un mezzo molto importante per espandere le libertà di cui godono i membri della società; tuttavia, queste libertà dipendono da altri fattori, come gli assetti sociali ed economici e i diritti civili politici. L’analisi di Sen va dunque al di là degli indicatori economici che, solo molto parzialmente, riescono a rappresentarci la qualità della vita di un popolo. La concezione di basso reddito viene superata per dare più spazio al concetto di incapacitazione. Al centro del discorso stanno le libertà sostanziali degli individui che, “… come quella di partecipazione politica o di accesso all’istruzione di base e alle cure sanitarie sono parti costitutive dello sviluppo. La loro rilevanza nel processo di sviluppo stesso non deve essere dedotta come conseguenza, a partire dal fatto che contribuiscono a far crescere il PNL o a promuovere l’industrializzazione”. 2

  1. A. Sen, Lo sviluppo è libertà, tr.it G. Rigamonti, Mondatori, Milano 2000, pag.291
  2. Ivi,pag.11

Nell’analisi economica contemporanea si è passati da una concezione che vedeva l’accumulazione di capitale umano prevalentemente in termini fisici, ad una che la considera un processo in cui è parte integrante la qualità produttiva degli esseri umani. Si parla infatti di capitale umano. Sen mette in relazione quest’ultimo con un concetto chiave della concezione dello sviluppo da lui delineata che è quello di capacitazione umana. 3

Mentre i lavori sul capitale umano pongono l’accento sul ruolo attivo degli individui nell’espansione delle possibilità produttive, il punto di vista della capacitazione umana pone in risalto la capacità del singolo, nel senso di libertà sostanziale, di fare delle scelte e di realizzare ciò a cui dà valore.
In genere, il punto di vista centrato sul capitale umano viene definito in termini di valore indiretto, ossia, di qualità umane che possono essere utilizzate come “capitale” nella produzione. Sen sostiene che l’approccio basato sul capitale umano sia più ristretto di quello basato sulla capacitazione umana e che, pertanto, il primo possa rientrare nel secondo.
Egli fa un esempio molto esplicativo: se l’istruzione rende un individuo più efficace come produttore di merci facendo aumentare il suo reddito, ci troviamo davanti ad una crescita del capitale umano. Se dall’istruzione questo individuo ricava anche altri benefici, ad esempio, nel comunicare con gli altri, nel leggere, etc…tali benefici vanno al di là della produzione economica e comprendono la persona nel suo insieme.
L’Autore suggerisce dunque di andare oltre la nozione di capitale umano, includendola in quella più vasta di capacitazione umana. Sen sostiene essenziale porre l’accento sulla possibilità di vivere quei tipi di vita a cui diamo valore e lo sviluppo, in questa prospettiva, viene inteso come espansione della capacitazione goduta dal singolo individuo.

Pur essendo vero che la prosperità economica aiuta a realizzare meglio la vita che uomini e donne desiderano, bisogna considerare che anche una maggiore istruzione, un’assistenza sanitaria migliore, e simili, avendo un’influenza causale sulle libertà godute dagli esseri umani, permettono lo stesso risultato.
Sen sottolinea infatti come queste forme di sviluppo sociale debbano essere considerate sviluppo a tutti gli effetti. Bisogna sempre considerare che gli individui non sono soltanto dei mezzi di produzione, bensì il fine di tutto il processo economico. Inoltre, è importante non dimenticare che l’espansione delle capacitazioni ha un ruolo strumentale per la realizzazione di cambiamenti sociali che vanno al di là dell’ambito economico. Sen porta come esempio il fatto che l’espansione dell’istruzione femminile può temperare la disuguaglianza tra i sessi e contribuire a ridurre sia il tasso di mortalità infantile, sia il tasso di fertilità. L’Autore evidenzia come tra la concezione del capitale umano e la concezione della capacitazione umana sussista una differenza fondamentale. Infatti, il riconoscere che le qualità umane hanno un ruolo importante nel sostenere e promuovere la crescita economica non ci dice niente sul perché tale crescita sia importante. Se, invece, consideriamo essenziale la libertà di vivere quei tipi di vita a cui diamo valore, “allora il ruolo che svolge la crescita economica in tale processo espansivo va inserito in una concezione più fondamentale dello sviluppo inteso come espansione della capacitazione a vivere vita più degne e libere “. 4

Per cercare di capire a fondo il ruolo delle capacitazioni si deve tener conto di tre fattori:
1.”del loro rapporto diretto con il benessere e la libertà degli esseri umani;
2. del loro ruolo indiretto in quanto fattori che influiscono sul cambiamento sociale;
3. del loro ruolo indiretto in quanto fattori che influiscono sulla produzione economica “. 5

Mentre il concetto di capitale umano considera solo il terzo di questi punti, la concezione di capacitazione li abbraccia tutti e tre.
Intendere lo sviluppo come libertà implica una prospettiva più ampia in cui accanto all’ambito economico sussistono quello sociale, politico ed etico.

3. Il concetto di capacitazione è un concetto cardine di tutta l’opera di Sen. All’approccio tipico dell’utilitarismo basato sull’utilità e a quello rawlsiano basato sull’idea di “bene primario”, Sen ne contrappone un altro che fa perno sui concetti di funzionamento e di capacitazione. Per funzionamento si intende “ciò che una persona può desiderare in quanto gli dà valore di fare o di essere”. Questi funzionamenti vanno dai più elementari, come l’essere nutriti a sufficienza, ai più complessi come il partecipare alla vita della comunità. La capacitazione viene ad essere la libertà sostanziale di realizzare più combinazioni alternative di funzionamenti; fa dunque riferimento a ciò che una persona è libera di fare scegliendo tra più alternative. Il funzionamento rappresenta la realizzazione effettiva di queste alternative. Per un approfondimento ulteriore cfr. la mia tesi di laurea “Sen. Economia e Libertà”.

4. Ivi,pag.295
5. Ivi,pag.296

Breve nota biografica su Amartya Sen.
Amartya Sen nasce in Bengala nel 1933. Ha insegnato a Calcutta, Cambridge, Delhi, alla London School of Economics, Oxford e dal 1987 al 1997 ad Harvard rivestendo sia la cattedra di Economia sia quella di Filosofia Morale. Nel 1998 ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia la cui motivazione per l’assegnazione recita “…has been higly instrumental in restoring an ethical dimension to economics and related disciplines”. E’ stato Rettore sino al 2004 del Trinity College di Cambridge. Le sue opere sono tradotte in tutte le lingue del mondo.A.Sen, Etica ed economia, Laterza, Bari 1988, 2002
A.Sen, Utilitarismo ed oltre, Il Saggiatore, Milano 1984
A.Sen, Lo sviluppo è libertà, Mondatori, Milano 2000
A. Sen, La libertà individuale come impegno sociale, Laterza, Roma.Bari, 1997, 2007
A.Sen, La diseguaglianza: un riesame critico, Il Mulino, Bologna 1994
A.Sen, Scelta, Benessere, Equità, Il Mulino, Bologna 1986