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Invest Banca



Distretto Rotary 2090

Il Distretto Rotary 2090, comprende quattro regioni italiane (l'Abruzzo, le Marche, il Molise e l'Umbria) è nato nel 1984-'85 . Nel complesso la presenza rotariana nel Distretto è così distribuita: 29 Club nelle Marche, 16 Club in Abruzzo, 14 Club in Umbria, 5 Club in Molise.

Innumerevoli le attività di servizio e solidarietà effettuate dai vari club.

Per conoscere i progetti, le attività, i vari club, potete consultare il sito www.rotary2090.info.



Finital

Finital è una società per azioni che opera nel settore servizi con oltre 50 anni di attività.
E’ una delle più grandi agenzie di assicurazione italiane con 47 milioni di portafoglio, 70 mila clienti e 106.629 contratti attivi.
E’ presente in 6 regioni italiane organizzata con 9 Ispettorati, 46 Filiali ed oltre 230 collaboratori.

I FATTORI DEL SUCCESSO FINITAL

Qualità e Varietà di servizi creati intorno al cliente tali da rendere l’offerta Finital unica e non ripetibile da altri competitor.
Coinvolgimento e la Motivazione dei collaboratori della rete di vendita che detengono le azioni di Finital.
Una piattaforma informatica Web-Based di proprietà sviluppata continuamente per le esigenze dei collaboratori e clienti Finital.
Una strategia chiara e coerente: crescere nel miglioramento, proteggere gli interessi dei clienti e dei collaboratori.



Banca di Pisa e Fornacette

22 03 2014 - Banca di Pisa e Fornacette, sponsor del Master Intensivo CIBA

Venerdì 14 Marzo  nella chiesa di San Nicola a Pisa, si è svolto un concerto della Corale di Santa Cecilia.
L’evento, organizzato come prova di “Team building” nell’ambito del Master in "Comunicazione, Impresa, Banche ed Assicurazioni" dall'Associazione Culturale Eraclito 2000 e sponsorizzato dalla Banca di Pisa e Fornacette, ha avuto un notevole riscontro.

I ragazzi che hanno partecipato al master, hanno cantato prima come solisti e poi insieme alla Corale di Santa Cecilia diretta dal maestro Fabrizio Casini (dipendente della banca stessa).

La cerimonia di chiusura della XXI Edizione del Master Intensivo in Comunicazione ,Impresa, Banche e Assicurazioni si è svolta Sabato 22 marzo presso la Sala Regia del Palazzo Comunale di Pisa, alla presenza di molte autorità e rappresentanti delle realtà socio economiche locali tra cui il Presidente Eraclito 2000 Marco Agujari, l’Assessore alla Cultura Maria Luisa Chiofalo e il Responsabile del personale della Banca di Pisa e Fornacette Rolando Donati.



Confartigianato







Sergio Casella, il leader morale
La Gazzetta di Lucca
Lunedì, 18 agosto 2014
di Silvia Toniolo

"Un'azienda funziona quando i dipendenti tornano a casa appagati per il lavoro che hanno svolto e allora sono dei mariti, padri, genitori, figli e madri migliori".
Sergio Casella ha studiato teologia, ma non è certo un prete, né tantomeno un missionario o un samaritano, nonostante all'ebraismo abbia pensato nel dare, insieme alla moglie Lara, il nome al suo bimbo, appena nato, Ilan che in italiano si traduce conalbero, quindi vita, slancio, dinamicità. Tutto torna e riconduce alla sua personalità che è totalmente sovrapponibile alla sua etica aziendale.
Sergio Casella non è tanto un leader ideale perché non ha nemmeno la presunzione di definirsi tale, quanto piuttosto un leader morale. Ha 50 anni e da otto è a capo della Paper Converting di Diecimo, un'azienda di macchinari per cartiere e cartotecniche che fa parte della Barry Wehmiller Company, il colosso statunitense dal fatturato annuo di oltre un miliardo e 600 milioni di dollari e che conta circa settemila dipendenti in tutto il mondo. Fortuna? No, rigore, determinazione e la consapevolezza che, per essere leader, bisogna per primi sporcarsi le mani, rischiare, abbassarsi lo stipendio per alzare quello dei propri dipendenti in modo che possano essere motivati, che non si appiattiscano nella banalità di un lavoro svuotato da ogni significato, ma che, piuttosto, ne cerchino il senso ogni giorno e che, ogni giorno, lo trovino.

"Un'utopia? Non direi proprio – risponde Casella - altrimenti non sarei riuscito a realizzarla. Quando sono uscito dall'università di Chimica Farmaceutica, ero convinto che il mondo fosse un perenne conflitto, idea che ho riscontrato nella prima azienda in cui ho lavorato, strutturata secondo i principi di management classici. Lì mi sono reso conto che in alcune situazioni avrei potuto dare di più, avrei potuto esprimere meglio, se ce ne fosse stata la possibilità, il mio talento. Così ho cercato di provare, dentro di me, a ribaltare il sistema, a pormi al di là della barricata e a pensare a come vorrei essere trattato". E' da qui che questo manager dallo spirito olivettiano ha maturato tutta l'esperienza successiva che lo ha portato a risollevare le sorti di un'azienda sull'orlo del fallimento. Lo stabilimento di Borgo a Mozzano fatturava infatti, nel 2008, intorno ai 10 milioni di euro all'anno, oggi è arrivato a fatturare 42 milioni avendo messo in pratica questo modello. A fianco a lui, il proprietario della Barry Company Robert Chapman, che gli ha aperto la strada di un modello all'avanguardia e di cui aveva già sperimentato i frutti. E di questa esperienza Casella parla nel suo ultimo libro, già in testa alle classifiche di vendita a livello nazionale, "La morale aziendale", un'analisi di come questo modello etico si traduce nella vita di tutti i giorni, nei rapporti di lavoro quotidiani, attraverso un excursus del pensiero filosofico occidentale, con riferimenti che spaziano da Kant, ad Heidegger, a Sartre, mai fini a se stessi, ma sempre contestualizzati.
Un'idea rivoluzionaria, quasi inconcepibile nell'ottica di un individualismo imperante, che si basa su un profitto che, oggi più che mai, viene raggiunto a fatica, senza che nessuno si domandi il perché. "No, questo modello non perde di vista il profitto, ma la modalità per raggiungerlo – commenta Casella – che è quella di valorizzare le persone che lavorano per produrlo, motivandole, e trasmettendo loro quella grande passione che porta risultati solo nel momento in cui, come insegna Marx, si riescono a creare tante piccole botteghe di artigiano, dove ciascuno arrivi a stringere un bullone pensando che sia il suo. E la strada più giusta che un leader possa intraprendere è chiedere ad un suo dipendente che cosa può fare per rendere meno frustrante quel che fa tutti i giorni. Solo così una persona si sente libera e parte di un'azienda".

"Lo spirito competitivo? C'è eccome ed è questa la via per ottenerlo, insegnando a lavorare mettendo la persona al centro di una grande famiglia, in questo modo si recuperano anche i fannulloni. Io un leader nato? Non direi, ci sono diventato, quando ho imparato a rovesciare il sistema e a crearne uno fondato sulla morale e sulla dinamicità, perché se non c'è cambiamento si muore. Se credo che sia un modello inapplicabile? Dico che non avrà un grande seguito, perché è scomodo e si basa sul principio per cui chi ha maggiori responsabilità ha il dovere di mettersi in gioco, prima di tutti gli altri. Mi viene in mente l'esperienza di Telecom o di Alitalia... E' mai stata fatta forse un'azione di responsabilità da parte di qualche amministratore? Non mi risulta che qualcuno abbia pagato. Il mio modello di leader è invece anomalo, perché dice Vi dimostro io come pago per primo. E' indubbiamente un percorso coraggioso".